
Gli [ingenting] sono senza dubbio una band particolare. Esistono da più di sei anni, hanno pubblicato due album e diversi ep con l'etichetta indipendente più celebre della Scandinavia (la Labrador), possono vantare decine di recensioni mai meno che entusiastiche ed un piccolo ma solido seguito in patria. Eppure è uno di quei gruppi che tendiamo a dimenticare che esista. Forse perchè disdegnano l'inglese in nome della loro lingua madre. O forse per lo stesso atteggiamento schivo dei sei ragazzi di Stoccolma: niente promozione sulla rete, niente sito internet (giusto questo, attivo da poco, ma provate a rintracciarlo con google...), lunghi silenzi tra un disco e l'altro, niente videoclip o altre trovate più o meno pubblicitarie. Non a caso "ingenting" in svedese significa "niente", a testimoniare però un intento più timido e volutamente sottotraccia che marcatamente nichilista.
Tomhet, Idel Tomhet ("vuoto, nient'altro che vuoto"), terzo album degli [ingenting], non giunge però del tutto inatteso, visto che lo scorso agosto Pitchfork (ninentemeno!) ha dato risalto al singolo Halleluja!, spendendo parole di stupita lode nei confronti di questa (per loro) sconosciuta band di idioma svedese. E in effetti non è necessario parlare svedese per apprezzare la frizzante e vigorosa cascata melodica che ci investe appena mettiamo l'album nel lettore: Halleluja! è un lasciapassare pop valido in tutti i paesi del mondo con la sua gioiosa sarabanda elettrica corredata di campane a festa nel finale, e sarebbe un asso nella manica perfetto per lanciare la band su un palcoscenico internazionale. Ma, tant'è, a sud di Malmo se la godranno in pochi e i Nostri non sembrano preoccuparsene molto...
Abbiamo già avuto modo di dire (qui) che gli [ingenting] sono una delle band più talentuose dell'intero panorama nordico: di certo sono la più sottovalutata. Se vi lasciate trascinare dal terzetto che apre il disco (la citata Halleluja!, poi le veloci Medan vi sov e Ge tillbaka det) avrete già un saggio del migliore pop svedese degli ultimi anni: scintillante, solare ed energetico, memore dell'insegnamento dei Popsicle, dei Broder Daniel o dell'impetuoso Hakan Hellstrom (Led mig hem, episodio 5 del disco, potrebbe essere davvero uno dei migliori pezzi di catalogo dell'estroso musicista svedese). Con la successiva Dina händer är fulla av blommor gli [ingenting] rendono però il gioco molto più serio, dilatando tempi e spazi e affidando alla voce di Sibille Attar (degli Speedmarket Avenue) e al fluire dei cori la suggestione di un'atmosfera crepuscolare e sognante. La stessa che ritroviamo nella liquida Blanka blad, sapiente costruzione a strati che fluttua attorno al cantato ripetitivo di Christopher Sander, e nella conclusiva Låt floden komma, struggente ballata per voce e pianoforte che cresce a poco a poco e si sfalda in un'aria elettrica.
I 52 minuti del disco scorrono veloci e ispirati, in un territorio che sta al di fuori dei generi, alternando momenti più atmosferici ed altri decisamente giocosi (il cantato infantile di Satans högra hand, la svagata leggerezza di Tack, il dinamismo di Lång väg, che ricorda tanto le glorie passate dei connazionali Kent quanto lo stile scampanellante dei Coldplay).
Alla fine Tomhet, Idel Tomhet dà veramente l'impressione di un lavoro maturo, vario, immediato ed emozionante, semplice e complesso al tempo stesso, equilibratissimo nella produzione, che dosa essenzialità indie-rock e innesti corali/strumentali con mano ferma e sapiente (è quella di Jari Haapalainen, un nome una garanzia). Insomma una delle cose più belle e intense che abbiamo avuto modo di ascoltare in questo 2009. Una grandissima e innegabile conferma.
Halleluja! mp3

