25 marzo 2017

The Hundredth Anniversary - Sea State Pictures

Ci sono parecchie cose in comune tra gli Hundredth Anniversary e i ben più celebri Fear Of Men. Innanzitutto la formazione a tre con una cantante femminile, senza dimenticare che entrambi i gruppi sono stanziati a Brighton. Ma non è tutto qui. C'è, nelle canzoni di Sea State Pictures, primo vero album della band dopo una serie di EP, la stessa vena dolceamara, eterea ed inquietante che anima lo stile della band di Jess Weiss. Una sintonia di toni che fa forza su un equilibrato mix di rigore formale e delicatezza melodica, che nella proposta di Eleanor, Dem e Chris ha acquisito con il tempo indubbie capacità di strutturazione dei pezzi e che, a differenza dei concittadini, non insiste sul lato algido e mesmerico ma va sempre alla ricerca del crescendo emotivo. 
Già dall'iniziale After I Was Thrown In The River è chiaro che gli Hundredth Anniversary sunonano una originale sorta di dream pop essenziale, dove i tempi sono dilatati, le ritmiche squadrate e tutto si fonda sulla perfetta dialettica tra la voce calma di Eleanor e due chitarre che intrecciano atmosferica energia e melodia. Quando poi - come nella successiva Pour - i ritmi si fanno più incalzanti ed emergono fitte trame jangly, l'album prende decisamente quota e non atterra più. Il resto è un sapiente alternarsi di momenti meditativi (la romantica malinconia di River Unwelcome, la ballata notturna I'm Dead I'm Dead), complesse spire di morbida sensualità (Knife, Lapsed), formidabili crescendo che spuntano dal nulla (End Of Summer, il capolavoro del lotto), e così via, in una coinvolgente altalena che in poco più di mezz'ora di musica mette una seria ipoteca su quale sarà l'album migliore dell'anno.
Sono dei fuoriclasse: non perdeteveli!



 

19 marzo 2017

When Nalda Became Punk - Those Words Broke Our Hearts [EP Review]

Sono passati più di quattro anni da quando A Farewell To Youth fece conoscere un gruppo spagnolo dal bizzarro nome When Nalda Became Punk. Era un album all'insegna di un indie pop variopinto e deliziosamente uptempo, pieno di piccole grandi idee e forte di un talento furi dall'ordinario, che abbiamo ritrovato con gioia in un EP del 2014 dal titolo programmatico Indiepop Or Whatever!
Da allora di Elena Sestelo e compagni si erano perse le tracce, fino a questo ritorno sostanzialmente inatteso. 
E che ritorno! Le sei tracce di Those Words Broke Our Hearts ci mostrano il quartetto di Vigo in forma straordinaria, piazzando una dopo l'altra una serie di gemme di energetica e contagiosa esuberanza. Episodi come Hanging Out With Imogen, Long Before, New Years Day (ma le potremmo citare davvero tutte) possiedono lo spontaneo e travolgente vigore melodico dei primi Pains Of Beeing Pure At Heart, mettendo insieme immediatezza e ricchezza sonora nella struttura di altrettante three minute pop songs dove chitarre jangly, riverberi, synth, ritmiche veloci in quattro quarti e armonie vocali si tengono insieme con perfetta efficacia. 
Per ora, una delle uscite migliori dell'anno. Imperdibile. 

13 marzo 2017

Funeral Advantage - Please Help Me [EP Review]

Già dall'esordio Body Is Dead, uscito un paio d'anni fa, il nome Funeral Advantage si è impresso indelebilmente nel gotha del dream pop americano. Nell'album il bostoniano Tyler Kershaw, titolare unico del progetto e dotatissimo multistrumentista, aveva dichiarato una cifra stilistica peculiare e riconoscibile, improntata ad un mix di morbidezza melodica e di un suono talmente pieno, stratificato e levigato da far pensare ad una sorta di horror vacui indie pop. 
Le sei canzoni dell'EP odierno, intitolato Please Help Me, ci mettono davanti con compatta evidenza una studiata fotografia in chiaroscuro, dove una malinconica introversione (evidente nelle tematiche dei pezzi) trova invece una sorta di catarsi pop in una costruzione sonora ancora più ricca rispetto al passato, che ad un primo ascolto si direbbe addirittura solare, se non contenesse un'anima decisamente inquieta.
Non c'è episodio che non abbia intricati e formalmente perfetti grovigli di chitarre, poderose e tutto sommato essenziali dinamiche di basso e batteria, e soprattutto avvolgenti e atmosferici bordoni di synth: emozionali cattedrali dream pop, una accanto all'altra, senza soluzione di continuità, imbastite attorno a melodie di sicura efficacia, impreziosite dalla voce gentile di Tyler. 
Tutto impeccabile. Tutto illuminato. Tutto molto bello. 
Una sicura conferma. 


08 marzo 2017

Ghost Transmission - Echoes [ALBUM Review]

Basta ascoltare poche note di Don't Feels Like Home Anymore, il pezzo che apre l'album di debutto degli spagnoli Ghost Transmission, per capire che la band di Valencia deve essere cresciuta a pane e Jesus & Mary Chain. Il che di per sè non può che essere un primo punto a loro favore.
Inoltre - particolare che farà felici molti - a differenza della maggioranza dei gruppi indie pop iberici, i Ghost Transmission scelgono di usare liriche in inglese, dando al loro esordio un'allure internazionale che non guasta.
Le dieci canzoni di Echoes disegnano i contorni di un noise pop che sta saggiamente a metà tra numeri più morbidi e sognanti ed altri decisamente più aggressivi e taglienti (I'll Kill Your Mark), ma in verità offre le sue cose migliori tra i primi, quando le due voci maschile e femminile si appoggiano con delicatezza su paesaggi dilatati di riverberi elettrici e la melodia si dipana placida lungo scie zuccherine. 
E' il caso delle ruvida dolcezza che anima Hit The Road, delle nude armonie vocali di Lustful And Ebony Eyes, della psichedelia gentile di If You Take Your Pride, e soprattutto delle scintillanti spirali shoegaze di Echoes Of You, puro gioiellino del disco e incontro ideale fra la lezione degli Slowdive e quella dei My Bloody Valentine. 
Consigliato.


 

02 marzo 2017

Business Of Dreams - Business Of Dreams [ALBUM Review]

Già chitarrista della band punk-pop californiana Terry Malts, Corey Cunningham ha aperto i Business Of Dreams come side project personale, in cui sostanzialmente fa tutto da solo.
Rispetto al gruppo in cui suona, qui il musicista originario del Tennessee mantiene intatto il coté di immediatezza melodica, ma elimina ogni ruvidezza per puntare ad un synth pop programmaticamente piantato negli anni '80, impreziosito da eleganti chitarre jangly e reso semplicemente dinamico da una essenziale drum machine
Fin dall'iniziale Repossessed, e poi attraverso gioiellini come Joyride e Born Of No Class, Cunningham mostra di conoscere bene la lezione del post punk di fine '80, e di apprezzare non poco lo sperimentalismo tenue degli ultimi The Field Mice. A tutto aggiunge un tocco acustico di misurata e intimistica malinconia (To Be Exact, Turning Away, She Grew And She Grew) e qualche paesaggistica pennellata di jangytronica nello stile di Azure Blue (Bottom Feeders). 
Nel complesso non c'è un singolo episodio dell'album d'esordio di Business Of Dreams che faccia gridare al miracolo, ma si tratta senza dubbio di un lavoro intelligente, equilibrato,  piacevole, convincente dal primo al nono pezzo del lotto.


 

26 febbraio 2017

Juvenilia - Juvenilia [ALBUM Review]

A volte accade di dimenticare per strada un disco notevole e di scoprirlo solo dopo diversi mesi dalla pubblicazione. E' il caso di questo omonimo album di debutto dei Juvenilia, band di Madrid che incide per la interessantissima Pretty Olivia Records.
Non c'è bisogno di aggiungere nulla sul fatto che l'indie pop spagnolo riservi sempre grandissime sorprese (non a caso l'album migliore del 2016 per questo blog appartiene a una band spagnola), quindi passiamo ad incensare giustamente i Juvenilia.
I cinque madrileni fanno un'operazione semplice e perfetta: mettono insieme chitarre jangly di stampo molto neozelandese (The Bats, per intenderci), un organo profumato di pop californiano, melodie di spietata immediatezza, ritmi uptempo di diffusa allegria, parti vocali e cori in cui i vari membri del gruppo si alternano. 
Ne risultano dieci pezzi gioiosi e trascinanti, in cui gli spagnoli sembrano dei veterani del genere e non certo degli esordienti, in totale controllo di un guitar pop spigliato, intelligente e assolutamente solare, sia quando si accontenta dell'essenziale (El Final, Extranos, El Rio), sia quando si diverte a dilatare i tempi (Tu esqueleto, Bambù, la splendida Atrapados), con due numeri finali (Fiesta Secreta e La Reina Del Sol) che strappano l'applauso. 
Davvero consigliato.




21 febbraio 2017

Ghost Thoughts - Purple Period [EP Review]

Purple Period, lavoro d'esordio dei Ghost Thoughts, è un oggetto decisamente particolare: a metà fra EP e mini allbum (ci sono 6 pezzi), nasce come side project di Davina Shell dei Thee AHs, band di Vancouver dedita ad un pop punk spigliato e variopinto, ma percorre una strada decisamente più morbida e nostalgica. Inoltre - caso piuttosto originale - ospita una cantante diversa in ognuno dei pezzi, in genere provenienti da band canadesi. 
Ciò che colpisce subito dei sei episodi di Purple Period è comunque la qualità molto alta della scrittura e un tocco delicato e raffinatissimo che ricorda da vicino i primi Camera Obscura. 
Davina alterna con mano tanto gentile quanto efficace momenti di eterea introspezione, impreziosita da sottili trine jangly (l'iniziale deliziosa David) e pezzi appena più veloci, melodicamente immediati e inclini ai cambi di ritmo (la splendida Everyone Dies Alone, l'entusiasmante e dinamica Unicorn, che chiude il lotto con il fascino vocale di Elisha Rembold), senza perdere quella gentilezza di approccio che sembra il vero marchio di fabbrica del progetto. I pezzi scorrono uno dopo l'altro con grande piacevolezza e fluidità, crescendo e rivelandosi nella loro elegante confezione artigianale ascolto dopo ascolto. 


 

16 febbraio 2017

Secret Meadow - Same Old Fear [EP Review]

E' proprio vero che le vie dell'indie pop sono infinite, se quattro ragazzi che non più di un anno fa hanno cominciato a suonare insieme dopo essersi conosciuti in un negozio di musica di Jakarta, sono arrivati a incidere il loro EP di debutto per la sempre benemerita Jigsaw Records di Seattle. 
Nessuna novità che esista una solida scena indie pop in Indonesia (negli ultimi anni mi è capitato di ascoltare qualche bnd di buone speranze), ma effettivamente i Secret Meadow sembrano avere la marcia giusta per farsi conoscere a livello internazionale. 
Come spesso accade per i gruppi dell'estremo oriente, anche i quattro di Jakarta prediligono il lato twee del genere, ma ad una programmatica gentilezza di tocco (molto evidente nello stile vocale) aggiungono una misurata energia dream pop che si nutre tanto di chitarre jangly quanto di elettricità statica e avvolgenti coperte di synth. Il risultato sono cinque pezzi dinamici e di presa immediata che cercano di conciliare atmosfere sonore cariche e freschezza melodica, centrando decisamente l'obiettivo in tutti gli episodi di Same Old Fear

11 febbraio 2017

Allison Crutchfield - Tourist In This Town [ALBUM Review]

Può darsi che il nome Crutchfield vi dica qualcosa. Se sapete chi è Waxahatchee (difficile che due anni fa vi siate persi quel mezzo capolavoro che è Ivy Tripp) allora ve lo ricordo: Waxahatchee è il nom de plume di Katie Crutchfield. Bene. Forse quello che non sapevate è che Katie ha una sorella gemella che si chiama Allison.
Per un bel po' di tempo le due sono state musicalmente inseparabili: hanno suonato insieme dai tempi del liceo in poi in una serie di band di cui a Birmingham, Alabama pare ancora si parli con nostalgia. Poi Katie ha sfondato ed è diventata giustamente una beniamina della critica indie. Allison invece ha girato un po' a vuoto: ha fondato e sciolto i Swearin', recentemente è stata in tour con Waxahatchee, e finalmente è arrivata al suo vero esordio (aveva pubblicato un EP lungo nel 2014) che - a differenza della gemella - porta in copertina il suo nome e cognome. 
Veniamo al punto. Allison Crutchfield non è Waxahatchee, ma inevitabilmente sembra possedere la medesima aura di magnetico e ruvido eclettismo, quella capacità di concentrare nello stesso denso guscio di urgenza espressiva atmosfere anche molto diverse (corde acustiche e distorsioni, nudità sonora e synth che sembrano lame, momenti a cappella e ritmiche torrenziali) senza perdere mai la rotta.
Se siete alla ricerca di un cantautorato in grado di stupire ad ogni nuova canzone, scoprirete che Tourist In This Town  è un album di grande valore, perchè di canzoni ne contiene 10 e sono letteralmente una meglio dell'altra. Come se la ventottenne dell'Alabama avesse rinchiuso il suo talento nel vaso di Pandora e adesso ce lo spalancasse davanti tutto in una volta. 
Difficile segnare una traccia ideale sulla mappa dell'album: si attraversano senza soluzione di continuità paesaggi scabri (Broad Daylight), strade crepuscolari di irrequieta e al contempo morbida introversione (I Dont't Wanna Ever Leave California, Charlie), autostrade dove spingere veloce il motore e alzare a palla l'autoradio (Dean's Room, Miles Away), orizzonti notturni in cui i pensieri si perdono (Sightseeing), torride stanze punk (The Marriage) e subito dopo finestre spalancate sulla luce (Secret Lives And Deaths), fino ad arrivare al magnifico e catartico finale aperto di Chopsticks On Pots And Pans.Un viaggio movimentato ma a tratti davvero entusiasmante.



 
 

03 febbraio 2017

Aüva - Side Effects [EP Review]

A pochi mesi dall'uscita dell'omonimo album di debutto (ne abbiamo parlato qui) tornano già i bostoniani Aüva con un EP di tre canzoni intitolato Side Effects
Abbiamo conosciuto gli Aüva come band piuttosto eclettica, votata ad una pischedelia dinamica fatta di chitarre jangly, armonie vocali anche complesse e un suono elaborato. Li ritroviamo oggi in forma smagliante, in tre episodi ugualmente validi, che in comune sembrano avere una propensione pop maggiormente pronunciata rispetto al passato.
All'iniziale Pretend il compito di rompere il ghiaccio con il suo ritmo che si fa decisamente ballabile nel ritornello, dove l'alternanza delle voci - tratto distintivo degli Aüva - si sposa alla perfezione con un varipinto tripudio di sinth e con l'energia dream pop delle chitarre.
Con la successiva All I Need la voce di Miette Hope diventa protagonista in una raffinata e larga ballata che sa di girl group anni sessanta e potrebbe uscire anche da un disco dei primi Camera Obscura o dei The School. 
E poi di nuovo sinth e ritmica torrenziale nella conclusiva Glitter & Weed, che rimette in chiaro le grandissime potenzialità melodiche della band, gioiose e coinvolgenti come i numeri migliori dei Magnetic Fields.
Una notevole conferma!