03 aprile 2020

Honey Cutt - Coasting ALBUM

Ho scritto spesso e volentieri che Molly Rankin è il vero genio indie pop di questi anni. Ed è senz'altro così, ma è altrettanto indubitabile che emergano a poco a poco artiste/i in grado di rivaleggiare con la signora Alvvays. 
Tra tanti, al momento la poll position se la conquista alla grande Kaley Honeycutt, che con il secondo album a nome Honey Cutt dimostra di avere tutte le carte in regola per sedere nell'olimpo del nostro genere preferito.
Cresciuta in una famiglia numerosa e poverissima nella Florida centrale e trasferitasi a studiare a Boston, Kaley si è ritrovata senza una lira a comandare una band che in origine si chiamava Baby! (Sunny, F.L. uscito nel '17 era già un gioiellino in potenza) e che ora porta, spezzato a metà, il suo cognome. 
Fin dalle prime frizzanti note di Vacation, il pezzo che apre Coasting, ogni riferimento stilistico ai citati Alvvays o ai compianti Allo Darlin sembra quasi dichiarato. Ma in realtà il guitar pop solare e profumato di surf di Honeycutt si dipana nei dieci brani del disco con diverse efficaci e personali sfaccettature, mettendo al centro da una parte la voce sicura e versatile di Kaley e dall'altra la sua scrittura di profonda travolgente leggerezza. Per il resto è tutto un trionfo di chitare jangly e tremule, di cori floreali, echi, accelerazioni e ritornelli che ti si incollano addosso al primo ascolto con uno zuccheroso mastice melodico e che possiedono però un retrogusto sottilmente amaro che rende il tutto ancora più interessante. 
Formidabile! 

29 marzo 2020

Waxahatchee - Saint Cloud ALBUM

Otto anni fa Katie Crutchflield scelse di chiamare il suo progetto solista Waxahatchee in onore di un torrente prossimo alla sua hometown Birmingham, in Alabama. Le sue radici sudiste sono sempre state presenti come una solida matrice folk sotto la ruggine elettrica delle sue canzoni: lo erano ai tempi di American Weekend, nel songwriting inquieto e ipsiratissimo del suo capolavoro Ivy Tripp, nel pop muscolare delle sue ultime produzioni. 
Arrivata al sesto album, Katie ha confessato di avere scritto e registrato le sue prime canzoni "da sobria", quasi incerta di quello che sarebbe stato il risultato in una fase di ripensamento della sua vita.
Saint Cloud fotografa Waxahatchee in una sorta di quiete dopo la tempesta, in cui Katie riprende in mano il suo fluente e talentuoso songwriting e lo scioglie da ogni vincolo indie, immergendolo senza filtri in una dimensione totalmente e semplicemente folk rock. 
Le canzoni, come sempre, ci sono e sono a tratti strappacuore, nelle liriche di sincero autobiografismo e nella progressione melodica di nuda purezza. La voce e la chitarra acustica, usate con la grazia un po' scontrosa che conosciamo, fanno il novanta per cento de lavoro. Ogni altro apporto strumentale (una elettrica a punteggiare, un organo, una seziomne ritmica discreta e quadrata) è a servizio delle canzoni e scivola sui binari con concreta lucidità.
Non è più la Waxahatchee dolcemente ruvida che tutti hanno celebrato un lustro fa? Sì e no, in verità. Lo è in un modo diverso e in evoluzione, ma conservando quel fuoco creativo che Katie da sempre riesce ad alimentare e dominare.


24 marzo 2020

Go Get Mum - Ok Now What EP

C'è un qualcosa di comune in tutte le band australiane che amo un po' da sempre, dai Go-Betweens e dai Lucksmiths in giù fino a quelle di oggi. Una sorta di seria leggerezza, di sorridente understatement che faccio fatica a definire bene ma indubbiamente c'è e dà i suoi frutti in decine di gruppi.
Tra questi la mia ultima passione sono i Go Get Mum, basati a Melbourne, che si autodefiniscono un quartetto che fa canzoni d'amore, sbronze e amicizia. Ok Now What, il loro secondo EP, di canzoni ne contiene sei che sono a dir poco entusiasmanti: sei racconti di vita che ruotano attorno alle voci magnificamente intersecate di Izzy Tolhurst e Garry Westmore e a chitarre scampanellanti e luminose. A tratti sembra quasi di risentire la narrativa uptempo degli Heavenly, con quel misto di sgangherato artigianato melodico e di pura gioia di suonare. 
Da non perdere!

16 marzo 2020

First Responder - Courage ALBUM

Basati a Columbus, Ohio, i First Responder potrebbero essere la classica band guitar pop che finisce per essere confusa fra tanti altri gruppi simili. 
Ciò che invece li rende unici e davvero molto interessanti è senz'altro la voce dalla tonalità particolare di Sierra Mollenkopf, che poi è la vera titolare del marchio First Responder. 
In Courage, che è il secondo album della band, ci sono dieci pezzi di delicata bellezza, dove la vocalità da soprano di Sierra (un po' mi ricorda le Lush) è circondata con equilibrio da chiarre jangly e gentilmente sfrigolanti. Tra tutti gli episodi spicca il singolo Family Plot, che è un vero gioiellino e rappresenta bene le due anime convergenti - quella più algida e quella più ruvida - dei First Responder, con un chorus potentemente memorabile. 



10 marzo 2020

Jeanines / The Francine Odysseys / Seablite

Questa volta mettiamo insieme tre EP appena usciti, tutti meritevoli di attenzione.

Cominciamo con i Jeanines, che con Things Change danno seguito all'incantevole album uscito nemmeno un anno fa. Alicia e Jed sono maestri nel confezionare canzoni di minuta artigianale perfezione e i quattro episodi dell'EP sono davvero dei deliziosi mignon che sembrano usciti da una magica scatola del tempo sotterrata a fine anni '80: melodie veloci, catchy e zuccherose il giusto, chitarre scampanellanti e un'irresistibile aura di modernariato. 



Fra i tre EP che segnalo oggi, il mio preferito è senza dubbio What If We Were Wrong, esordio di The Francine Odysseys. La band, sorta a Los Angeles attorno ad una veterana della scena indie pop come Gretchen DeVault, ha confezionato quattro pezzi di affascinante raffinatezza, tracciando uno stile che sta esattamente a metà fra il jangle pop classico e un dream pop dai contorni più ampi ed ambiziosi, con in più un delicato retroterra folk (Silver Lake) ed una straordinaria immediatezza. 



Non hanno bisogno di presentazione i californiani Seablite, che l'anno passato abbiamo adeguatamente celebrato fra i dischi migliori del 2019. High-Rise Mannequins, il nuovo EP, ritorna ai fasti di un noise pop a trazione femminile pieno di chitarre che friggono e melodie di sfrontata ed obliqua dolcezza. 




05 marzo 2020

Soccer Mommy - Color Theory ALBUM

Ci sono molti ottimi motivi per cui Sophie Allison dovrebbe essere considerata nel novero delle musiciste indie più importanti d'America. Non lo è (ancora), e forse il fatto di aver esordito un paio d'anni fa nel momento di gloria di Waxahatchee, Mitski e altri grossi calibri femminili l'ha un po' messa in una zona d'ombra. Clean, il suo album d'esordio, era di sicuro brillante, specie considerando che era il primo lavoro di una ragazza ventenne, ma nel suo complesso mancava forse quella scintilla capace di accendere un incendio. 
Color Theory, il secondo album che segue ad un infinito tour che, per ammissione della stessa Sophie, è la sua unica forma di sostentamento, di scintille ne ha almeno dieci, tante quanti i pezzi che contiene.
Intendiamoci, non è intervenuta alcuna rivoluzione nella scrittura intensa ed essenziale di Soccer Mommy, tuttavia Sophie è riuscita non soltanto a mettere insieme rabbia, introspezione e dolcezza come solo lei sa fare (pochi sanno parlare così tanto di depressione senza suonare depressi), ma anche a rivestire ogni canzone di un'aura magnetica ed avvolgente persino difficile da descrivere. 
I pezzi di Soccer Mommy sono quasi tutti dei pugni nello stomaco, a leggerne le liriche, ma arrivano in realtà come carezze - i ritmi egualmente midtempo, l'uso quasi atmosferico e luminescente di chitarre e synth, la voce emozionata e misuratissima al contempo, le melodie di rotonda semplicità, la dimensione distesa, l'onnipresente leggerezza del tocco in una produzione in stato di grazia - che finiscono per diventare uno straniante genere di conforto. 
Su tutti spiccano, a mio personale parere, i sette sorprendenti minuti di Yellow Is The Color Of Her Eyes, che riassumono bene l'umore musicale dell'album, sospesi come sono in un morbido flusso di coscienza dai contorni indubitabilmente pop. Ma il fuoco dell'ispirazione brucia e illumina in ognuno degli episodi di Color Theory. 


29 febbraio 2020

Beach Bunny - Honeymoon ALBUM

L'aggettivo catchy riferito ad una canzone in italiano è reso solitamente con orecchiabile, ma è una traduzione discutibile. In realtà vorrebbe proprio indicare che un pezzo, una linea melodica, "ti prende", che in quel momento, mentre ascolti, ti toglie dal tuo mondo e ti trascina nel suo. 
Prendiamo ad esempio i nove episodi del disco d'esordio dei chicagoani Beach Bunny: non c'è un solo respiro nei venti minuti dell'album che non sia prodigiosamente e concretamente catchy. Nel senso che vi alzate dalla sedia all'incirca al secondo 30 di Promises, quando le chitarre decollano, e vi potete sedere, stanchi e soddisfatti, alla fine di Cloud 9, dopo che siete rimbalzati in giro per la stanza canticchiando ogni ritornello.
Lili Trifilio e i suoi compagni - non diversamente da band che da queste parti amiamo incondizionatamente come Martha o The Beths - spingono alla grande sul pedale di un guitar pop spigliato, allegro, pieno di hooks, di cori, di crescendo, e in definitiva di quell'indispensabile e salvifica energia vitale che cerchiamo nell'indie pop. 
Favolosi! 





22 febbraio 2020

Wednesday - I Was Trying To Describe You To Someone ALBUM

Un paio d'anni fa il debutto dei Wednesday mi aveva colpito per un mix molto particolare di sobrio eclettismo e di icasticità melodica quasi impressionistica (non a caso un pezzo citava direttamente un quadro di Monet). 
La band di Karly Hartzman torna oggi con un album che sembra centrare in modo più definito il proprio stile, disegnandolo attraverso i tratti apparentemente disordinati ma assolutamente efficaci delle proprie chitarre. 
Gli otto pezzi di I Was Trying To Describe You To Someone sembrano vibrare ancora della forza centrifuga degli esordi, che distorce secondo canoni shoegaze e al contempo asciuga con essenzialità garage pop, ora dilata tempi e ritmi, ora li rinserra dietro poderosi muri elettrici. E tuttavia i quattro di Asheville North Carolina tengono saldamente la barra a dritta, puntando la bussola su un'urgenza espressiva che - fatte le debite distinzioni - a me ricorda molto quella straniante e morbidamente prepotente dei Big Thief. 
Un disco nel complesso non facile ma di grandissimo impatto. 

14 febbraio 2020

Dropkick - The Scenic Route ALBUM

Fatte le debite proporzioni, i Dropkick stanno al pop scozzese come i The Bats stanno a quello neozelandese. In entrambi i casi siamo davanti ad una band dalla carriera talmente lunga che la numerazione degli album sta viaggiando imperterrita verso la ventina e che in qualche modo riflette i caratteri del genere che suona con una precisione matematica ed un livello artistico miracolosamente inalterato.
Per il gruppo di Edimburgo parliamo di jangle pop ovviamente. Andrew Taylor e compagni ne interpretano il lato più morbido, gettando le loro solide reti in un mare che tiene insieme Scozia e California, Sessanta e Novanta, i Byrds, i Lemonheads e i Teenage Fanclub. 
Non c'è un solo pezzo dei dieci che compongono The Scenic Route che non abbia un fascino luminosamente e confortevolmente atemporale. Tutto nella musica dei Dropkick - dalle chitarre scampanellanti alle melodie di morbida immediatezza - è esattamente come ci si aspetta che sia: piacevolissimo e intelligente, senza sorprese nè in negativo nè in positivo. 

08 febbraio 2020

Captain Handsome - I Am Not An Animal EP

Difficile trovare qualcosa di più essenziale di I Wish I Had A Dog, la canzone che apre l'EP di debutto di Captain Handsome: uno squadrato strumming di chitarra elettrica, una soffusa pennellata di synth, una voce femminile e una linea melodica che nella sua semplicità vagamente stralunata, non so bene come, arriva immediatamente al cuore. 
Lily Rae, la musicista londinese che sta dietro il nome Captain Handsome, ha un talento indubbio nello scrivere canzoni, e qui ce ne sono cinque di pari bellezza, ognuna con il suo tratto distintivo, ugualmente lo-fi nella confezione e al contempo perfette nella loro onesta artigianalità. Indie pop nell'attitudine (la splendida, emozionante Dolly Parton sembra una outtake acustica degli Allo Darlin), decisamente folk nelle radici (Annalise), forti di una spontanea intimistica leggerezza (Halloween), preziose di una dolcezza che sa diventare quasi ruvida determinazione (I Am Not An Animal).