19 aprile 2019

Arista Fiera - Mi Defensa Personal EP

Tengo sempre gli occhi ben aperti sulla scena indie pop spagnola, che ci ha regalato tante cose interessanti negli ultimi anni. L'ultima scoperta che ho fatto sono gli Arista Fiera, band di Malaga che ha appena pubblicato un EP di cinque pezzi intitolato Mi Defensa Personal.
In modo del tutto simile ai connazionali Linda Guilala e Apartamentos Acapulco, Isabel e i suoi compagni suonano un dream pop dinamico e scenografico, fatto di muri di chitarre, synth, melodie di affilata immediatezza, ipnotici crescendo e consapevoli memorie shoegaze, con un intelligente mix di morbida raffinatezza ed elettricità. 
Se vi piace il genere, è una delle cose migliori uscite nel 2019 e promette davvero bene per il futuro della band. 

15 aprile 2019

The Boys With The Perpetual Nervousness - Dead Calm ALBUM

The Boy With The Perpetual Nervousness è la prima canzone del primo disco dei Feelies, che per l'indie pop è una band seminale, che probabilmente in pochi ricordano. Non è un caso quindi se Gonzalo Marcos e Andrew Taylor, che il genere che suonano da tempo (il primo con El Palacio De Linares, il secondo con i Dropkicks) lo conoscono dalle basi, hanno scelto una citazione così raffinata per dare un nome alla loro originale creatura musicale. Originale soprattutto perchè c'è qualche migliaio di chilometri a separare la Spagna di Gonzalo dalla Scozia di Andrew. Ma, si sa, le distanze si abbattono in un lampo se c'è una passione comune, e TBWTPN sembrano nascere proprio dall'amore che i due musicisti hanno per le chitarre a 12 corde e un'idea di canzone pop che si abbevera a piene mani tatro alla freschezza senza tempo dei Byrds quanto all'esuberanza melodica dei Teenage Fanclub. 
Tra tanti gruppi di jangly pop più o meno nostalgici (l'ottima Pretty Olivia Records ne ha sotto contratto diversi, oltre ai Nostri), TBWTPN spiccano senz'altro per eleganza, equilibrio e capacità di scrittura. C'è davvero una squisita dolcezza crepuscolare in ciascuno dei dieci pezzi dell'album, e sorprende sapere che il tutto è stato registrato in un paio di weekend di studio, vista la levigatissima armonia che brilla in ogni episodio, tra scintillanti intrecci di chitarre e splendide armonie vocali.
Una piccola meraviglia da non perdere. 

11 aprile 2019

Rosie Tucker - Never Not Never Not Never Not ALBUM

Ricordo bene quando ho ascoltato per la prima volta Ivy Tripp di Waxahatchee. La prima impressione, divenuta poco dopo certezza, era di avere scovato dal nulla un'artista formidabile, anche se poi in realtà Katie Critchfield aveva già un passato sia da solista che in diverse band (ma quanti se n'erano accorti?).
Confesso che l'impatto con Never Not Never Not Never Not di Rosie Tucker non è per nulla diverso. E in fondo i legami con Waxahatchee sono parecchi: anche la Tucker ha già alle spalle un album passato inosservato, nonché la militanza in un gruppo, e tutto sommato condivide uno stile di songwriting che per molti versi è simile.
Le undici canzoni dell'album mostrano che la musicista di Los Angeles possiede una confidenza con la forma canzone davvero invidiabile, a partire dalle liriche narrativamente ironiche fino alla musica, che costruisce su una essenziale base guitar pop una serie di scenari che cambiano in continuazione, senza uscire dai paletti dei tre minuti e con una sapiente economia di mezzi. 
Ne viene fuori un disco ampio e compatto allo stesso tempo, che stilisticamente può assomigliare ad altre ottime artiste del periodo come Camp Cope, Frankie Cosmos o Adult Mom, e a tratti persino a band come i Remember Sports o i Beths, con il valore aggiunto rappresentato dall'innato talento di lavorare sulla variazione dei toni e sui dettagli, mantenendo sempre equilibrio e comunicativa spontaneità. 

06 aprile 2019

Laura Stevenson - The Big Freeze ALBUM

Ha ormai una carriera decennale alle spalle, Laura Stevenson. Carriera in cui si è mossa con agio tra ascendenze folk e un indie pop spigliato, tra cantautorato dalla forte spinta emozionale e pop-rock elettrico, ironico e gioioso. Cocksure, l'ultimo lavoro risalente al 2015, ne è stato un po' il vertice, mettendo insieme queste sue due anime e facendole convivere in una serie di episodi ora commoventi, ora divertenti. 
Non è però mai entrata nell'olimpo delle singer/songwriter, la musicista di New York, nonostante un talento e una capacità comunicativa secondi a poche, forse proprio per il suo essere poco inquadrabile. 
Con The Big Freeze, il numero cinque nella sua discografia, Laura sembra cogliere due obiettivi in uno: da una parte una crescita di scrittura e di esecuzione evidente e a tratti impressionante, dall'altra la focalizzazione definitiva sull'aspetto più intimo del suo stile, che ora come mai ha acquistato personalità e riconoscibilità.
Voce (bella come mai è stata prima) e chitarra acustica sono il centro attorno al quale sono costruiti i 10 episodi dell'album, perfettamente equilibrati fra una sorridente verve melodica (Dermatillomania) che è sempre stato il suo marchio di fabbrica e l'ambizione di coinvolgere emotivamente l'ascoltatore con ballate elettro-acustiche (i tre numeri finali Big Deep, Low Slow e Perfectdi sognante ed ampia bellezza, che si arrampicano con grazia lungo potenti crescendo. 
Uno dei dischi da non perdere di questo 2019, senza dubbio. 



01 aprile 2019

Sun June - Younger EP

Come spesso accade, mi sono imbattuto in questo EP appena pubblicato dai Sun June totalmente per caso: non li avevo mai sentiti nominare, nè mi sembravano inquadrabili sulle prime nel genere di musica cui di solito mi dedico. Terminato l'ascolto delle quattro canzoni di Younger ho fermato tutto quello che stavo facendo nel frattempo, mi sono procurato Years - l'album di debutto uscito l'anno passato - e ho cominciato a fustigarmi chiedendomi come avessi fatto a ignorare fino ad oggi la band di Austin, Texas.
Circa quindici anni fa un po' allo stesso modo avevo scoperto una band chiamata Hem, che suonava un personalissimo e difficilmente etichettabile mix di folk, pop, gospel e classica con una grazia quasi sovrannaturale. Sono scomparsi nel giro di poco, purtroppo. 
Ecco, i Sun June un po' assomigliano agli Hem. Possiamo, se volete, chiamare dream pop anche quello che suonano Laura Colwell e compagni, a patto di svuotare la definizione dai cliché stilistici del genere: insomma, non ci sono muri di chitarre e synth qui, ma l'effetto emozionale ottenuto attraverso atmosfera e melodia è in fondo lo stesso. I cinque texani hanno battezzato la loro musica "regret pop", riassumendone (con autoironia) l'aspetto introspettivo e crepuscolare, ma bisogna davvero entrarci, nei pezzi dei Sun June, per capire davvero con cosa abbiamo a che fare. Tutto, nei 4 episodi dell'EP così come nell'album, gira intorno alla voce magnifica della Colwell: le chitarre accarezzate in punta di plettro, le dinamiche quiete, rotonde e avvolgenti, l'elegantissimo gioco dei particolari, la gentile forza atemporale di ogni chorus, l'impressionante quanto essenziale pulizia formale. 





28 marzo 2019

Tullycraft - The Railway Prince Hotel ALBUM

Poche band hanno fatto del twee una consapevole attitudine come i Tullycraft. Credo che molti di voi ricordino i versi di quel piccolo inno intitolato non a caso Twee, che recitavano well you can keep the punk rock, ska, rap, beats and house, fuck me i'm twee. Era il 2002, e il gruppo di Seattle era in giro da almeno 7 anni, cioè da quando iniziò l'intero movimento indie pop statunitense. 
Probabilmente i Tullycraft non sono mai stati una band eccezionale: sono stati distintivi e seminali, questo sì, e pure piuttosto longevi visti i due decenni abbondanti di attività. Da parecchio sembravano spariti - e probabilmente molti si erano serenamente dimenticati di loro - salvo poi riapparire con un album, il settimo in carriera, che non solo rinverdisce i fasti di Beats Surf Fun, ma potrebbe pure essere la cosa migliore che abbiano pubblicato negli ultimi, ehm... 23 anni. 
Lo stile di Sean Tollefson e compagni è lo stesso dagli esordi: un guitar pop di intellettuale spontaneità, allegramente confusionario, pieno di liriche spiritose e citazionismo, coretti e ritornelli contagiosi, giocoso e melodico esattamente come il genere richiede. Da sempre i Tullycraft sanno scrivere canzoni, ma le sanno anche un po' "buttare via" con una scrollata di spalle lo-fi. I dodici pezzi di The Railway Prince Hotel invece sembrano davvero brillare di luce propria dal primo all'ultimo, essenziali ma levigati il giusto, sgangherati quel tanto che basta, in alcuni momenti (l'uptempo di straordinaria leggerezza di Beginners At Best su tutti) davvero entusiasmanti. 

24 marzo 2019

The BV's - Cartography ALBUM

Un paio d'anni fa l'uscita del disco di debutto dei The BV's mi aveva entusiasticamente fatto pensare che si trattava di una delle poche band capaci di vivere una dimensione nostalgica (per i gruppi dell'era Sarah Records / Flying Nun) in modo tanto filologico quanto intelligente.
Dopo un EP, uscito l'anno passato, che non mi aveva convinto del tutto, Josh e Fred sono tornati con il loro secondo album e di nuovo riescono a farci immergere alla grande in un' ipnotica atmosfera C86, dove una programmatica idea di "non finito" dà al tutto un fascino da disco a-temporale.
Le chitarre sono jangly come ci si aspetta, le melodie a tratti così timide da scivolare a lato, ma capaci qua e là di lasciare davvero il segno (l'incipit Charlie I Don't Know Who You Are / Cartography è da applausi), la dimensione spesso si dilata - vibrante di echi eterei e quasi improvvisazioni - verso lo strumentale, in diversi episodi emerge un calibrato sperimentalismo, su tutto domina un umore piuttosto notturno che ogni tanto offre confortanti squarci di luce.



20 marzo 2019

Funeral Advantage - Nectarine ALBUM

Non ha bisogno di presentazioni, Tyler Kershaw: i suoi Funeral Advantage sono a tutti gli effetti una di quelle band a cui tutti pensano quando si parla di dream pop. Negli anni il musicista americano si è conquistato una fama da perfezionista, costruendo le sue canzoni come raffinate cattedrali sonore dove le chitarre sono usate in ogni modo possibile in una sorta di variopinto e magmatico cemento di chimes, echi ed elettricità che tiene su il tutto e spinge le melodie verso l'alto in ipnotiche spirali.
Lo stile di Funeral Advantage è pienamente riconoscibile anche in questo Nectarine, EP lungo o mezzo album, che al consueto corredo aggiunge un tocco decisivo di janglytronic, con synth molto evidenti ovunque a fare da cuscino per la voce garbata di Tyler. 
Personalmente non sono un fan sfegatato - ho sempre trovato i Funeral Advantage eccessivamente freddi - ma ci sono alcune cose (Stone Around Your Neck ad esempio) di classe innegabile ed una cura produttiva davvero impressionante.

17 marzo 2019

Earache - Last ALBUM

C'è senz'altro dell'ironia nel chiamare la propria band "mal d'orecchi", ma forse la scelta del duo australiano formato da Gemma Nourse e David Fenderson è ponderata e riflette in fondo la malinconica inquietudine della propria musica. 
Last, che è il primo album degli Earache, ha indubbiamente una sua dimensione molto personale: mette in campo un guitar pop in verità poco pop, dove  le chitarre sono il reale motore di tutto: intrecciate, jangly, riverberate, sempre in modo mirabilmente intelligente, si prendono sempre la scena, tanto che le voci tenui, a tratti persino incerte di Gemma e David accompagnano melodie già tracciate dalle sei corde e la batteria elettronica si limita a scandire pattern di geometrica essenzialità. 
L'effetto generale è in definitiva molto molto interessante, perché sembra di sentire dei Joy Division, reincarnati ora in uno dei tanti gruppi indie degli anni '90 (Sebadoh, Pavement...?), ora in una  band del primissimo shoegazing, obliquamente immediati, eterei e disturbanti al tempo stesso.



13 marzo 2019

Apartamentos Acapulco - El Resto Del Mundo ALBUM

Nella vivace scena indie pop spagnola, gli Apartamentos Acapulco sono da alcuni anni una certezza assoluta. El Resto Del Mundo, album numero due in una carriera che ha già dimostrato con chiarezza il valore della band nata a Granada attorno ad Angelina e Ismael, arriva a consolidare uno stile che ormai è davvero molto riconoscibile.
Fin dagli esordi gli spagnoli hanno portato avanti un'idea di dream pop atmosferico, pieno di scenografici crescendo e talvolta di dilatazioni a metà fra shoegaze e psichedelia. 
I nove pezzi dell'album nuovo non si allontanano dagli orizzonti emozionali a cui gli Apartamentos ci hanno piacevolmente abituati. Chitarre riverberate e synth mirano sempre verso il cielo e le voci di Ismael e Angelina si alternano e si mescolano con la consueta morbidezza, a tracciare paesaggi che idealmente si aprono oltre i confini di ogni pezzo e puntano ad abbracciare l'ascoltatore nelle proprie spire dolcemente drammatiche. 
Fanno eccezione un paio di momenti - Regional Proferente e La Mujer y El Monstruo, in definitiva le punte dell'album - di asciutta e brillante immediatezza indie pop.