12 settembre 2019

Future Teens - Breakup Season ALBUM

Il primo album dei Future Teens, Hard Feelings, uscito un paio d'anni fa, non mi aveva particolarmente impressionato. Quando ho ascoltato Breakup Season, opera seconda della band di Boston, a mala pena ricordavo di averli già sentiti in passato. E sbagliavo - credo per fretta - perché in realtà il loro esordio, se rivisto a posteriori, mostrava un talento notevole.
Oggi la band viene da una rivisitazione della propria formazione e da una più efficace definizione del proprio stile, e l'album risente felicemente di questi fattori, mettendo in fila dieci canzoni di grande impatto emotivo. Il power pop di Daniel Radin e Amy Hoffman si esalta infatti creando un dinamismo scenografico attraverso le vigorose aperture melodiche dei ritornelli, l'alternanza e il sovrapporsi delle voci, la dialettica fra i momenti di rallentamento e i crescendo sfrigolanti delle chitarre. Con quel misto di attitudine emo FM friendly e di spontaneità di fondo da band punk pop, che è forse la caratteristica più peculiare dei Future Teens. 
Uno dei dischi più piacevoli dell'anno. 



08 settembre 2019

The Reds Pinks & Purples - Anxiety Art ALBUM

Non è difficile immaginare Glenn Donaldson mentre - come lui stesso ha raccontato - compone in testa le sue canzoni passeggiando tra le vie di San Francisco e il Golden Gate Park. C'è infatti, nei 14 episodi di Anxiety Art, proprio quell'aria lì: le chitarre scampanellanti che da sole fanno California, e poi quella brezza fresca che spazza via i brutti pensieri e ti porta in una dimensione di quiete luminosa.
The Reds Pinks & Purples, la sua ultima creatura musicale (Donaldson è un veterano della scena indie pop locale), porta avanti la stessa idea di jangly pop, gentilmente a bassa fedeltà, che potevano (e possono) avere le band della Flying Nun, ma condivide anche l'essenziale raffinatezza dei Math & Physics Club o dei Lucksmiths. 
L'album esce per la spagnola Pretty Olivia Records, sempre più cosmopolita nello scovare ottimo indie pop di qua e di là dall'Atlantico. 



04 settembre 2019

Field Mouse - Meaning ALBUM

Tre anni sono passati da Episodic, l'ultimo album firmato Field Mouse: un lasso di tempo decisamente lungo per una band che sembrava all'epoca in perfetta forma e che aveva prodotto uno dei dischi dream pop più interessanti del periodo. Poi qualcosa deve essersi spezzato nella convinzione artistica di Rachel Browne, che ha staccato la spina al gruppo per i due anni successivi, per infine riattaccarla nel 2019, forte di una rinnovata spinta ispirativa. 
Meaning fotografa la band di Philadelphia nella sua consueta luminosissima penombra: Browne, Futral e compagni come sempre mettono al centro di ogni episodio l'immediatezza melodica e vi costruiscono intorno architetture di chitarre e synth ora più essenziali e sfrigolanti ora più fiorite e impreziosite da una sezione di archi. 
Se cercate il dream pop nella sua accezione più soffice e ariosa - quella dei Night Flowers per intenderci - è senz'altro l'album giusto.



31 agosto 2019

Jay Som - Anak Ko ALBUM

If You Want It, il pezzo che apre il secondo attesissimo album di Jay Som, ha qualcosa di spiazzante e affascinante al tempo stesso, ed è un ottimo specchio del resto del disco. Abbiamo etichettato volentieri la musica di Melina Duterte come dream pop, per quanto personale e non sempre facilissimo, tuttavia l'artista americana sembra stare stretta tra i paletti della categoria, e più di qualche episodio di Anak Ko - uno l'abbiamo già citato - lo dimostra in maniera plastica. 
Non diversamente da musiciste come Japanese Breakfast o Mitski, Jay Som punta ad uno stile denso che rinchiude un enorme potenziale melodico all'interno di strutture di complessa e talvolta scabra raffinatezza, tra chitarre atmosferiche, synth, drum machine, ipnotiche armonie vocali e arrangiamenti che arrivano inattesi (la catartica coda strumentale di Nighttime Drive vale da sola il viaggio).
Personalmente Everybody Works, l'album del 2017, mi aveva convinto molto di più - possedeva un'intensa leggerezza che qui non colgo - ma la qualità è davvero altissima. 


27 agosto 2019

Florist - Emily Alone ALBUM

Emily Sprague, la musicista newyorkese attorno alla quale si raccoglie la band chiamata Florist, ha già due interessanti album all'attivo, ispirati ad un folk essenziale ed intimista. Per il suo terzo disco Emily si è trasferita in California, ha temporaneamente licenziato la band (ma non il nome Florist) e registrato tutto da sola, in uno sforzo di autarchia espresso programmaticamente dal titolo.
Le canzoni di Emily Alone non sono ovviamente lontane dallo stile delicato e leggermente obliquo dei precedenti, ma c'è ora una forza emozionale che prima emergeva con meno immediatezza. Qualcuno ha paragonato l'album a Pink Moon di Nick Drake (il terzo e ultimo disco del genio inglese, interamente costruito con voce e chitarra), e probabilmente l'accostamento non è così azzardato: tutto in Emily Alone è acustico, misuratissimo, elegante, serenamente doloroso nella sua quieta morbidezza in punta di plettro, timidamente esplosivo nel suo essere in modo totale a cuore spalancato. 
Un disco non facile, ma davvero magnifico.


14 agosto 2019

Infinity Crush - Virtual Heaven ALBUM

Le vacanze e poi un piccolo problema di salute mi hanno tenuto lontano dalla musica e dal blog per un po' di tempo. Virtual Heaven è il primo album che ascolto con attenzione da diverse settimane, e devo dire che questo secondo disco di Infinity Crush è la cosa migliore con cui cominciare idealmente la nuova stagione di post.
Caroline White, titolare unica del progetto, non appartiene decisamente all'agguerrito manipolo di cantautrici inquiete e spesso ruvide alla Waxahatchee: tutto nelle canzoni dell'artista della North Carolina possiede una quiete sognante e notturna, lirica ed essenziale, e riflette in modo serenamente intimo e al contempo potente un'idea di meditata (e forse sofferta) solitudine. 
La voce è sempre splendida: nuda, viva, soffice, misurata. La accompagnano una chitarra poco più che accarezzata e pochissimo altro (degli archi, un pianoforte). Persino i ritornelli sembrano mancare, in un gioco di sottrazione che valorizza invece il racconto emotivo, di matrice folk, un po' alla Snail Mail. 
Se non ne potete più dell'estate e sognate i colori tenui dell'autunno, è l'album che fa per voi.

05 agosto 2019

Deadbeat Beat - How Far ALBUM

Maria Nuccilli e Alex Glendening, fondatori e anima dei Deadbeat Beat, suonano insieme davvero da una vita: tra le loro prime cose e How Far ci passano tutte le scuole superiori e altri due album. E in effetti basta un ascolto anche veloce del nuovo disco per rendersi conto che i due, coadiuvati dal bassista Zak Frieling, non solo possiedono un songwriting di notevole intelligenza, ma soprattutto un impasto sonoro di essenziale perfezione. 
Il garage pop del trio di Detroit è un azzeccato mix di chitarre un po' jangly e un po' grattugiate, armonie vocali, ritornelli che fanno immediatamente il loro dovere e quell'aria obliqua che cerchiamo in ogni gruppo indie e che ricorda da vicino la sorniona immediatezza delle band della Flying Nun. Un album strano e affascinante, pieno di spigoli e al contempo morbidissimo. 



25 luglio 2019

Julia Shapiro - Perfect Version ALBUM

Spesso le espressioni artistiche migliori, di ogni genere si tratti, sono figlie di disagio o addirittura di depressione. È il caso del primo album solista di Julia Shapiro, già cantante dei Chastity Belt, che dopo avere messo in stand-by la sua band ha attraversato un lungo momento di solitudine e ripensamento esistenziale.
Perfect Version è probabilmente in questo senso sia lo specchio che la cura di questo periodo difficile: i dieci episodi del disco sono densi di malinconica introspezione (non che quelli dei Chastity Belt brillassero per allegria in verità), ma al contempo possiedono una elettrica forza catartica che sembra dibattersi fra le brume della tristezza e le melodie più luminose della rinascita.
Stilisticamente non siamo lontani dal cantautorato femminile più intenso alla Snail Mail o alla Julien Baker, morbido e insieme profondamente inquieto. 



20 luglio 2019

Mick Trouble - It's The Mick Trouble LP

Qualche anno fa Jed Smith dei My Teenage Stride mise in piedi uno strambo progetto collaterale in cui impersonava una serie di band inglesi (complete di finte biografie) e ne collezionava i singoli. Mick Trouble era una di queste band, evidentemente la preferita di Jed visto che le ha concesso un EP e oggi un LP intero.
Le canzoni di Mick Trouble, un po' come quelle dei Jeanines - l'altra band (vera) a cui Smith ha lavorato quest'anno - sono programmaticamente nostalgiche e retroattive, nella scrittura e nella produzione, ma sono anche fresche e melodicamente brillanti, piene di armonie vocali e ritornelli cantabili, un po' Dan Treacy, un po' Stuart Murdoch.



15 luglio 2019

Soft Blue Shimmer - Nothing Happens Here EP

Tra le tante declinazioni possibili del dream pop, i soft Blue Shimmer incarnano quella più elegante e atmosferica.
Tutto, nelle cinque canzoni di Nothing Happens Here, contraddice il titolo dell'EP: in realtà di cose ne succedono tantissime, tra chitarre che intrecciano vigore e scampanellanti carezze, synth discreti ma presenti, una sezione ritmica che fa sentire con garbo i suoi muscoli e la voce sicura e sensuale di Meredith Ramond a tracciare la strada. 
Fruitcake, che sta non a caso al centro esatto dell'EP, è già di per sè una testimonianza netta della capacità della band losangelina di costruire canzoni dalla struttura non immediata, dalla sonorità piena e al contempo dalla prepotente carica emotiva, riuscendo a mettere insieme raffinata morbidezza ed energia, come se la musica di Hatchie incontrasse a metà strada quella dei Westkust.