04 agosto 2011

Lukestar - Taiga

E' un fatto che ogni discorso sui Lukestar debba passare attraverso quello che si pensa della voce di Truls Heggero. Al di là del valore della band di Oslo - testimoniato ormai da una carriera di tutto riguardo e da un poderoso successo in tutta la Scandinavia - l'impronta vocale del leader del gruppo è talmente peculiare da costituire per alcuni un'attrattiva in sè, per altri una barriera insormontabile. Come canta Truls Heggero? A dispetto della taglia XL, il frontman dei Lukestar adotta da sempre un falsetto sottile e angelico, che si sposa in maniera bizzarra ma affatto stonata all'indie-rock affilato e obliquamente melodico della band. Ammetto di non essere entrato in sintonia con le due prime prove del gruppo (Alpine Unit e Lake Toba, un po' troppo dure per le mie orecchie) e a prima impronta nemmeno con questo Taiga, per quanto fosse immediatamente apprezzabile il salto produttivo e di scrittura dei norvegesi rispetto al passato. Poi mi sono imbattuto in una registrazione live dell'esibizione dei Nostri al recente Festival di Roskilde (questa) e sono rimasto fulminato: migliaia di persone cantavano a memoria Flying Canoes (primo singolo dell'album) in un clima di reciproca esaltazione. Il che equivale a dire che i Lukestar nel frattempo sono diventati davvero "qualcuno" in Scandinavia. Il passo successivo allora è stato riprendere in mano Taiga e riascoltarlo con attenzione. Ecco il verdetto. I Lukestar maneggiano senz'altro la materia indie con grande professionalità, prediligono strutture non canoniche e giocano con abilità su intrecci complessi e al contempo essenziali di chitarre, basso e batteria, e tuttavia quando vogliono colpiscono dritto al cuore con dei chorus cantilenanti dall'anima decisamente pop (la citata Flying canoes è probabilmente la cosa migliore scritta finora dai Lukestar, ma anche Posers of doubt, I am a planet e Saint Toby sono forti), seguendo la lezione di band americane come i Death Cab For Cutie, i Band Of Horses o i New Pornographers. Insomma, sono piuttosto bravi, e anche se c'è qualche momento in cui il motore gira a vuoto, l'album possiede un piglio veramente notevole. Resta aperta la questione Truls, ma a parte qualche eccesso - a meno che non siate proprio allergici al falsetto (e non citatemi Jònsi, che è un'altra questione...) - ci farete l'abitudine facilmente. Da tenere d'occhio.



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