21 agosto 2011

Firefox AK - Color The Trees

C'è sempre stato qualcosa che non mi convinceva fino in fondo nella musica di Andrea Kellerman, a.k.a. Firefox AK. Cosa? Non lo so, visto che riascoltando oggi Madame Madame e If I Were A Melody non mi sembrano affatto dei brutti dischi. Sarà stata superficialità, o forse una non ben superata diffidenza verso qualsiasi cosa venga etichettata come electro-pop. Fatto sta che ad almeno cinque anni dall'esordio discografico della fanciulla svedese, per me è un po' come scoprirla per la prima volta, e le dodici canzoni di Color The Trees hanno contribuito a convincermi definitivamente.
Fin dagli inizi l'idea della Kellerman è quella di un cantautorato pop semplice e raffinato al tempo stesso, appoggiato su una morbida trama di sinth e drum machine capace di essere sia suggestivo che ballabile, magari ricorrendo ai servigi di qualche remixer navigato. Per Color The Trees Andrea ha cercato di approfondire la scrittura e raffinare ulterormente la produzione, affidando dapprima le sue composizioni all'elegante buon gusto di Andreas Mattsson e poi alle mani più che esperte di Lasse Marten e Bjorn Yttling, freschi della produzione di quel successo mondiale che è l'ultimo disco di Lykke Li. In effetti molti stilemi presenti in quest'ultimo - certi carillon elettronici, un certo beat Yttlinghiano ormai riconoscibile anche ad orecchi inesperti - fanno capolino anche in Color The Trees, tuttavia sarebbe difficile mettere a paragone l'inquietante e torrida complessità di Lykke Li con la rettilinea e luminosa delicatezza di Firefox AK, che piuttosto ricorda più da vicino il pop intelligente da classifica di una Veronica Maggio o cantautrici dall'attitudine tecnologica come Nina Kinert. Decidano poi i gusti di ognuno per chi propendere. Personalmente, preferisco tenere in cantina Lykke per le brume autunnali e godermi le canzoni spigliate e meno problematiche di Andrea in piena estate. Detto questo, segnalo volentieri che pezzi come l'atmosferica Brother to brother (un po' The Tiny addirittura) e The wind, le ballabili Meet me there e Boom boom boom (agghindata dal duo Marten-Yttling per aggredire le FM) e l'intimismo di Between these walls (dove la voce delicata di Andrea è pienamente allo scoperto) valgono da sole il viaggio, ma anche il resto regge perfettamente la durata, più che in passato.

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