C'è sempre stato qualcosa che non mi convinceva fino in fondo nella musica di Andrea Kellerman, a.k.a. Firefox AK. Cosa? Non lo so, visto che riascoltando oggi Madame Madame e If I Were A Melody non mi sembrano affatto dei brutti dischi. Sarà stata superficialità, o forse una non ben superata diffidenza verso qualsiasi cosa venga etichettata come electro-pop. Fatto sta che ad almeno cinque anni dall'esordio discografico della fanciulla svedese, per me è un po' come scoprirla per la prima volta, e le dodici canzoni di Color The Trees hanno contribuito a convincermi definitivamente.
Fin dagli inizi l'idea della Kellerman è quella di un cantautorato pop semplice e raffinato al tempo stesso, appoggiato su una morbida trama di sinth e drum machine capace di essere sia suggestivo che ballabile, magari ricorrendo ai servigi di qualche remixer navigato. Per Color The Trees Andrea ha cercato di approfondire la scrittura e raffinare ulterormente la produzione, affidando dapprima le sue composizioni all'elegante buon gusto di Andreas Mattsson e poi alle mani più che esperte di Lasse Marten e Bjorn Yttling, freschi della produzione di quel successo mondiale che è l'ultimo disco di Lykke Li. In effetti molti stilemi presenti in quest'ultimo - certi carillon elettronici, un certo beat Yttlinghiano ormai riconoscibile anche ad orecchi inesperti - fanno capolino anche in Color The Trees, tuttavia sarebbe difficile mettere a paragone l'inquietante e torrida complessità di Lykke Li con la rettilinea e luminosa delicatezza di Firefox AK, che piuttosto ricorda più da vicino il pop intelligente da classifica di una Veronica Maggio o cantautrici dall'attitudine tecnologica come Nina Kinert. Decidano poi i gusti di ognuno per chi propendere. Personalmente, preferisco tenere in cantina Lykke per le brume autunnali e godermi le canzoni spigliate e meno problematiche di Andrea in piena estate. Detto questo, segnalo volentieri che pezzi come l'atmosferica Brother to brother (un po' The Tiny addirittura) e The wind, le ballabili Meet me there e Boom boom boom (agghindata dal duo Marten-Yttling per aggredire le FM) e l'intimismo di Between these walls (dove la voce delicata di Andrea è pienamente allo scoperto) valgono da sole il viaggio, ma anche il resto regge perfettamente la durata, più che in passato.

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