15 giugno 2011

Katie Goes To Tokyo - My Naked Heart





Detto del successo di Veronica Maggio, ripartiamo dalla stessa domanda della scorsa settimana, stavolta rivoltata al contrario: perchè Kathrine Bergström non è la popstar svedese del momento? Il disco (secondo) di Katie Goes To Tokyo, è uscito da quasi un anno, ma non ha lasciato grandi tracce, considerato anche che dal mio osservatorio sui siti e i blog scandinavi ne ricavo solo qualche informazione sparuta. Eppure My Naked Heart è un album di pop onesto e rinfrescante, da cantautorato acqua e sapone come può esserlo quello di una Lene Marlin (Will you be gone all summer?), raffinato nella sua semplicità come i primi Cardigans  o i maestri del twee-pop scandinavo The Charade e Acid House Kings (Good morning accidents, Paper moon, The apartment the cat and the dress), privo di pretese intellettuali (sentite il testo del singolo Little sister, unico piccolo ma meritato successo radiofonico della Nostra) e al contempo ricco di una gentilezza melodica alla Aimèe Mann (Sitting at home), degna di essere trattata con rispetto e simpatia.

Ascoltate le dodici canzoni dell'album (oppure guardate i semplici ma curati video che Kathrine ha dedicato a praticamente tutti gli episodi del disco!) e troverete una dozzina di caramelline dolci e colorate, che a tratti sembrano registrate in cameretta con poco più di una chitarra acustica, un sinth da pochi soldi e una drum machine, ma in realtà sono il frutto di un'essenzialità stilistica cercata, che fa emergere la spontaneità sorridente della Bergström come vero punto di forza dell'intero progetto. 
Apparentemente Katie Goes To Tokyo ha venduto solamente in Giappone (dove sennò?), visto che i nipponici sono follemente innamorati di un certo modo di fare pop e devono aver scambiato Kathrine per una sorellina di Nina Persson. Adesso pare che la ragazza di Skellefteå si sia trasferita a Toronto. Si sa mai che i canadesi siano più sensibili di noi europei al suo talento...



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