20 giugno 2011
Juni Järvi - The Gospel
A cosa serve l'estate se non a scoprire e riscoprire dischi della passata stagione che al momento dell'uscita ci sono sfuggiti? Sul finale dello scorso anno Juni Järvi, raffinato cantautore svedese, ha pubblicato il suo secondo album, intitolato The Gospel. Wherever Thou Art, intressante disco di debutto votato ad un notturno romanticismo, risale al 2006; sarà anche per questo che - dopo diversi anni - avevo perso le tracce del dotato musicista di Stoccolma.
Contrariamente ad ogni sospetto di abbandono delle scene, The Gospel ci mostra uno Juni Järvi in formissima, alle prese con una dozzina di canzoni di grande suggestione e sicura bellezza. La voce da timido crooner del Nostro può farci pensare subito a quelli che, probabilmente, sono i suoi modelli, ovvero Stephin Merritt dei Magnetic Fields e il connazionale Jens Lekman (sentite la deliziosa Looking at you is like looking at the sun e trovere davvero il codice genetico di entrambi), anche se Järvi è meno eclettico e si trova a suo agio soprattutto con la forma della ballata, quanto più possibile morbida, a mezze luci e arricchita da una serie di rotondi arrangiamenti orchestrali tra Bacharach, Sinatra e la Motown. Se ascoltate canzoni ampie e accorate come I love you a bit more for everyday that passes avrete l'impressione di trovarvi davanti un Nick Cave innamorato, tuttavia è quando l'espressione si fa più leggera e giocosa che Juni dà veramente il meglio: è il caso del divertentissimo duetto con Annika Norlin (sì sì, quella Annika Norlin!) di (I love you when you call me) Baby, oppure della frizzante e primaverile Is this what they call love?, che potrebbe venire tranquillamente dal repertorio dei Belle & Sebastian o, perchè no, degli svedesi e svedesofoni Vapnet, o ancora della ballata pogues-iana I brought my heart to Helsinki, che ci ricorda tanto la spontaneità naif del compianto hobo norvegese St.Thomas (e pure alcune delle 69 Love Songs dei Magnetic Fields).
Insomma, è difficile lodare Juni Järvi per la sua originalità, ma se anche a voi piacciono gli stessi artisti (quelli citati) che evidentemente lui adora, di certo The Gospel non vi deluderà. Un disco da recuperare senza alcun dubbio!
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