01 aprile 2011

Sin Fang - Summer Echoes

Sindri Már Sigfússon non è di certo un musicista pigro: in una manciata di anni ha realizzato due album e numerosi ep/singoli con i suoi Seabear, permettendosi anche una uscita da solista con il nome Sin Fang Bous (il disco si intitolava Clangour), oggi replicata con questo Summer Echoes, pubblicato come Sin Fang.
Se Clangour sembrava più che altro un divertissement sperimentale costruito secondo uno spirito eclettico, giocoso e lo-fi (che, a mio parere, non portava in nessuna direzione e sembrava decisamente fine a sè stesso, per quanto abbia meritato al Nostro, da parte di Rolling Stone, il titolo di "Beck islandese"!), oggi Sin Fang si riavvicina in maniera più decisa e intelligente ai lavori dei Seabear, ovvero a quello stile particolare e indefinibile a cavallo di folk, twee pop, psichedelia e confini post-rock, a cui si sono votati molti artisti islandesi che conosciamo.
Le canzoni di Summer Echoes, abbandonando la dimensione artigianale del primo Sin Fang, sono invece delle costruzioni raffinate e sapientemente prodotte, in cui l'eccentricità di fondo è solo uno degli ingredienti. Tanto che in definitiva, se si tolgono le incursioni strumentali e corali più o meno bizzarre e certe strutture inusuali e centrifughe (prendete Rituals ad esempio), Sindri rispetta quasi sempre una forma canzone (quasi) canonica, si serve di linee melodiche immediate e lascia che siano gli strumenti tipici del folk a fare da intelaiatura sonora, imbastendo attorno ad essi delle interessanti trame elettroniche-campionate che possono ricordare i lavori di Peter Bjorn & John o i JJ, ma anche il conterraneo Jonsi. L'atmosfera che ne deriva è quella di un inusuale paesaggio rurale dai contorni onirico-tecnologici che a tratti appare piuttosto spiazzante, ma - ad un ascolto più attento - rivela un indubbio fascino, derivante sia dalle suggestive, esuberanti e dinamiche trine folk-pop di molti episodi (Bruises, Fall down slow, Because of the blood, che sembra quasi un pezzo dei Fanfarlo o dei Marching Band, Nothings) sia dall'effetto variopinto e volutamente sfocato dei quadretti dipinti dall'abile Sindri (i due densi e impressionistici minuti di Two boys sono i miei preferiti).
Piacerà più alla critica che al pubblico, ma se vi piace il folk-pop isladese di oggi (Seabear, Rokkurrò, Amiina...), è un disco da non perdere.

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