20 aprile 2011
Bellman - The Curse
Solo oggi mi accorgo che qualche mese fa (si era ancora nel 2010) è uscito per la Lazy Acre Records il secondo album di Bellman, giovane norvegese di cui abbiamo parlato bene all'epoca del suo debutto discografico circa due anni fa. Scusate il ritardo, ma la verità è che non riesco a stare dietro a tutte le uscite di questo periodo primaverile.
Non ho scoperto molto di Arne Johan Rauan, il musicista di Larvik che si nasconde dietro il nome Bellman, se non che - a giudicare da The Curse - il suo stile sembra già essersi definito come fortemente riconoscibile, seguendo un filone molto brit che abbraccia romanticismo e suggestione (mi vengono in mente gruppi dei Novanta come Suede, Geneva e i Manic Street Preachers più morbidi, oppure band di poco successive come Starsailor e Embrace, ma anche i Glasvegas o i Damien Rice di oggi - tutta gente che comunque ha come nume tutelare il primo David Bowie).
Le canzoni di Bellman sono costruzioni sonore dalla linea melodica piuttosto immediata ma al contempo molto elaborate in fase di produzione, con intense e rarefatte landscapes ottenute con il feedback dell'elettrica o con l'uso (mai fastidioso) dei sinth e - negli episodi più riusciti come il pezzo che dà il titolo all'album e la suggestiva I suppose - di avvolgenti e zuccherosi arrangiamenti d'archi.
Non tutto funziona alla perfezione e ogni tanto c'è qualcosa sopra le righe, ma per gli amanti del genere è un disco che vale la pena di sentire.
Potette ascoltare tutto l'album qui.
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