24 aprile 2011

Anna Järvinen - Anna Själv Tredje


Sto ascoltando Anna Själv Tredje, che è il terzo album solista di Anna Järvinen, da un paio di settimane, e devo ammettere che ancora non sono riuscito a capirlo in modo soddisfacente. Il che non deve sembrare un'impressione negativa, anzi: il disco è senz'altro più difficile dei due precedenti, ma non meno bello, denso, affascinante. Il problema è che mi sembra di non possedere strumenti adeguati per comprenderlo a fondo, perchè è evidente in ogni verso, in ogni respiro, in ogni scelta dell'arrangiamento, che prima di essere musica questa è poesia, ed una poesia in svedese è ovviamente al di sopra delle mie possibilità. Le traduzioni e gli articoli che sono riuscito a reperire mi fanno intuire un sincero ed ermetico intimismo, dall'inzio fino alla fine, e la trama musicale scelta da Anna mi conferma che la direzione in cui si sta muovendo è proprio questa. Tuttavia mancherà sempre qualche tassello, e allora non posso che invidiare i connazionali della Järvinen (perchè è a loro che sta parlando Anna, e non a me) ed accontentarmi dei riflessi luminosi delle sue canzoni.
Fin dall'iniziale Uppåt framåt på finska l'atmosfera è sottilmente mesta ed inquieta: una pioggia fredda in una foresta incontaminata, dove la serena fragilità della voce di Anna è resa inquieta da gelide folate di archi drakeiani, incerti fra una morbida calma apparente e presagi di rottura. Poi però il dolce hammond di Lilla Anna riporta i nostri passi in una casa tiepida e invasa di ricordi: confortevole e sospesa nel tempo, mentre fuori infuria ancora il vento. Titta vi flyger continua lo strano incantesimo, con una passeggiata attraverso una sorta di Cyprus Avenue nordica che evoca il folk jazzato di Van Morrison in ogni aspetto stilistico; passeggiata che continua con la dolcezza in controluce di Mer än väl, che sembra quasi un ponte nostalgico gettato verso il passato di Anna con i Granada.  Vals för Anna, con i suoi tre quarti più placidi che solenni, pare quasi una ninna nanna dove la voce di Anna si fa quasi sussurro e ci lascia scivolare in un sonno incerto. Ci risvegliamo all'improvviso? No, perchè Hur man lättar helt enkelt è uno di quei sogni di leggerezza che alla Järvinen riescono così soffici e dinamici. Ci risvegliamo subito dopo, in un rumore di binari, stazioni ed elettricità, che anticipa inaspettatamente gli archi floreali, bacharachiani, malinconici di En sommardag som stängs av, in un lungo tramonto cinematografico. Archi che ritroviamo - ma in registro diverso, lirico, drammatico - nell'esecuzione sinfonica della Stockholms Akademiska Orkester del racconto romantico e a suo modo magniloquente, per quanto non ci siano altri strumenti se non la voce, di Händer. Troppo? Forse, ma splendido in ogni dettaglio. E se era troppo c'è l'atmosfera svagata da modernariato sixtie di Ragna bort a ripianare i conti. L'effetto è quasi irreale nel complesso, e se non ci fossero rasserenanti cinguettii ad introdurre la delicata melodia di Ångrar inget, saremmo davvero spiazzati. E invece ci ritroviamo invischiati nella rete poetica di questa Vashti Bunyan svedese, che ci riprende per mano proprio mentre il viaggio sta finendo.
 Non mi mettero a discutere dei vari livelli di significato che Anna ha nascosto in Anna Själv Tredje (già il titolo, che si può tadurre "il terzo di Anna" o anche in altri modi, sottende ambiguità e citazioni, rimandando anche al dipinto di Leonardo "Madonna con S.Anna e il bambino" e triplicando l'immagine di Anna anche in copertina); basti dire che la Jarvinen ne ha voluto fare il suo lavoro più ambizioso rispetto ai due precedenti. L'unica osservazione che mi sento di fare - confermando comunque la validità del tutto - è che in questo caso l'ambizione è coincisa con una perdita di immediatezza, pregio che invece ho sempre trovato in abbondanza in Jag Fick Feeling e in Man Var Bland Molnen, pur nell'unicità e nella ricercatezza dello stile.  

0 commenti: