Poche band scandinave possono vantare una carriera come quella degli Acid House Kings: vent'anni esatti sulla scena (portati benissimo) e quattro album cadenzati con precisione (uno ogni cinque anni) che un po' per volta sono diventati oggetti di culto per gli indie-poppers di tutto il mondo, dal primo all'ultimo, quel Sing Along With Acid House Kings (2005) che li ha consacrati come autorevoli portabandiera scandinavi del twee-pop. Music Sounds Better With You, che esce oggi per la Labrador, arriva dopo una lunga attesa, abilmente utilizzata negli ultimi mesi dalla label svedese, che ha centellinato le nuove canzoni annuncoando un album che "non ridefinirà la musica pop, ma la definirà molto bene". Un claim pubblicitario azzeccato, non c'è dubbio.
Insomma, il tempo è passato, gli anni avanzano, ma nel mondo degli AHK non sembra per nulla essere un problema, anzi, come a dire che le canzoni pop, se sono belle, non hanno un’età. E di belle canzoni qui ce ne sono molte, ispirate ai principi basilari della costituzione della musica pop, secondo i quali un brano non deve oltrepassare i tre minuti, deve centrare l’attenzione di chi ascolta immediatamente ma senza fare ricorso a particolari orpelli sonori, deve ruotare intorno a storie più o meno sentimentali e lo deve fare con leggerezza sorridente e (auto)ironica. Are we lovers or are we friends?, traccia che apre l’album e che in fondo non aggiunge nulle di teorico a quanto la band ha già egregiamente dato in passato , potrebbe allora essere un ideale manifesto dello stile degli AHK, condiviso con una miriade di gruppi e artisti della scena scandinava, dai The Charade a Pelle Carlberg, di cui Julia Lannerheim e i fratelli Angergard possono essere considerati maestri: uno stile caratterizzato da essenzialità quasi artigianale, melodia chewingum di cori e coretti, ritmo dinoccolato e ballabile, strizzate d’occhio ai girl groups anni ’60 e a un’idea di pop che fa rima con estate, rimandi alla timida epopea twee dalla Sarah Records in giù (oggi in verità meno che nei lavori precedenti), legami di parentela di secondo o terzo grado con i Belle & Sebastian e i Camera Obscura più sbarazzini. La stessa ricetta che gli svesesi utilizzano con incredibile abilità anche nei frizzanti pezzi successivi: Windshield, Would you say stop?, Underwater, (I’m in) A chorus line (la mia preferita: confesso di averla sentita di seguito almeno diciotto volte), e tutte le altre che non citiamo perchè ne risulterebbe l’intera tracklist del disco, sono talmente perfetti nella loro irresistibile gentilezza fatta di handclapping, polpastrelli che schioccano a tempo, jingle jangle di chitarra, qua e là chitarre e nacchere spagnoleggianti (vedi copertina), corale spensieratezza e spontanei inviti al buonumore, tanto da farmi pensare che Julia, Niklas e Johan facciano parte di quella piccola schiera di musicisti che hanno capito tutto della musica che suonano, e forse pure della vita. Questo è in effetti il Pop: una confezione di caramelle melodiche che dà la dose sufficiente per tirare avanti anche quando ti devi alzare alle sei tutte le mattine, il tuo lavoro (se ce l’hai) è stressante e sottopagato, la tua famiglia ti rompe le scatole e magari il sabato sera non hai nessuno con cui uscire. Ecco, il pop – questo pop – è fatto per tutti coloro che (più o meno) si ritrovano in una situazione simile, o ci sono passati, e gli AHK è a loro che si rivolgono, in modo bonario ed educato da buoni svedesi, senza pretese intellettuali di alcun tipo, e con una dose di divertimento intrinseco percepibile e salutare.
Qualcuno lamenterà forse che, in confronto al passato, sono sparite un po' di ombre e tutto è eccessivamente sovraesposto e luminoso, che si è perso da tempo il fascino un po' naif e lo-fi degli esordi, e probabilmente non sbaglia, almeno da un punto di vista oggettivo. Tuttavia, davanti a questi tre signori capaci di scrivere ancora canzoni così, con questa carica vitale, questa ironia e questo talento, io non posso che inchinarmi ancora una volta, riconoscente.

2 commenti:
Recensione che non fa una grinza; lasciamo ai soliti Soloni fare i detrattori e godiamoci il miglior disco pop di questo inizio 2011...
P.S. Guarda che stai un po' indietro: io con (I'm in a) Chorus Line sono a 20 ascolti di fila...
frodoflynn
Qui la recensione incriminata di Matt Giordano su It's A Trap: http://www.itsatrap.com/n/36866-acid-house-kings-music-sounds-better-with-you-labrador
Parla di "nulla più che decente musica di sottofondo". D'altra parte è lo stesso che dà 9 al nuovo Peter Bjorn & John...
The Line Of Best Fit invece come sempre fa una bella recensione: http://www.thelineofbestfit.com/2011/03/acid-house-kings-music-sounds-better-with-you/
Ciao carissimo!
Posta un commento