02 febbraio 2011

Lisa Miskovsky - Violent Sky


Ammetto di avere un cattivo rapporto con tutto ciò che riguarda Peter Bjorn & John. Certo, qualche anno fa anch'io sono corso a comperare Writer's Block e fischiettavo volentieri Young folks, poi però non sono più riuscito ad entrare in sintonia con le scelte artistiche (separati o insieme) del trio. In attesa che esca il nuovo album (che vira verso il rock e - lo dico subito - non mi piace e non credo che recensirò) mi è capitato per le mani questo quarto album della svedese Lisa Miskovsky, Violent Sky, prodotto proprio da Bjorn Yttling.

Lisa non è una newcomer nella scena scandinava: ha più di trent'anni, dischi di successo alle spalle (l'ultimo nel 2006), la propria firma in una hit di livello mondiale non proprio indimenticabile ma pazienza (Shape of my heart dei Backstreet Boys) e persino una carriera parallela da snowboarder e giocatrice di hockey. Violent Sky rappresenta una piccola svolta nel suo percorso artistico e vale qualche ascolto attento se non altro per riflettere su un punto interessante dell'attuale cantautorato femminile scandinavo, che sembra ultimamente caratterizzato da un'ansia di "modernizzazione" dai contorni ben definiti e dai traguardi incerti. Abbiamo ascoltato infatti, negli ultimi tempi, molti dischi di artiste che lavorano per dare alle proprie canzoni una forma e un suono che la critica possa definire con l'aggettivo più ambito, ovvero "attuale", il che tradotto significa incasellare una struttura-canzone più o meno tradizionale dentro costruzioni più o meno ampie e complesse basate su ritmi dispari e suoni elettronici. Operazioni destinate alle discoteche trendy (Robyn), alle selezioni radiofoniche notturne (Lykke Li) o a un pubblico di appassinonati amanti delle sfumature e delle soluzioni inusitate (Nina Kinert, forse la più "a fuoco" di tutte). Ovvio che un veterano come Yttling finisca per essere abile regia di operazioni ibride di questo genere, e il nuovo album della ragazza di Umea è un ottimo esempio di questa tendenza mirata ad accontentare i fan del cantautorato meno scontato (Anna Ternheim, ecc.) e ad incuriosire anche - per dire - chi ascolta le ultime cose di Madonna (cui la voce della Miskovsky un po' assomiglia, sentite l'iniziale This fire o l'ammiccante ritornello di Some of us).
In definitiva Violent Sky è un buon lavoro, e Got a friend è un singolo ben congegnato meritevole di attenzione anche da parte di un pubblico più vasto, tuttavia al sottoscritto (così come a molta critica svedese) resta la sensazione di trovarsi davanti ad una serie di oggetti freddi e con poca anima, per quanto piacevoli all'ascolto e prodotti con grande sapienza. Ma probabilmente è un limite mio...

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