19 febbraio 2011

Harrys Gym - What Was Ours Can’t Be Yours


Basati a Bergen ed incentrati attorno alla voce fascinosa di Anne Lise Frøkedal, gli Harrys Gym sono induibbiamente uno dei gruppi della scena indie scandinava su cui puntare per una carriera di successo anche fuori dai confini nazionali. Reduci da un album d'esordio (Harrys Gym) interessante ma non indimenticabile, decisamente ispirato allo stile dei Blonde Redhead, i quattro norvegesi danno oggi alle stampe la loro opera seconda What Was Ours Can’t Be Yours, che sale senz'altro sun gradino superiore di qualità.
Resta immutata la propensione al dream pop ipnotico e dolcemente acido della band di Kazu Makino (Mountains, Sailing home e The ring sono un ottimo esempio), ma nel disco dei norvegesi c'è uno sforzo in più di rendere ibrido e raffinato il loro suono, aggiungendo accenti radioheadiani (The visitor), lavorando su campioni elettronici, su una ritmica franta e obliqua e sulla suggestiva sovrapposizione delle voci (Old man, Extraordinary girl), spingendo su pedali melodici e morbide distorsioni shoegaze (Toothpaste) e rallentando con sapienza in una ninna nanna di riverberi (Tell it to my face) e nella giostra leggiadra e sognante di The part that falls.
Risultato: tutto confezionato molto bene, senza momenti di grande entusiasmo nè scatti in avanti, ma con una indubbia e pregevole capacità di muoversi con equilibrio e buongusto all'interno di questo stile particolare, tra nostalgia e sperimentazione.

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