14 febbraio 2011
The Greencoats - A Blend Of Silk & Satin
Due o tre anni fa fummo benevolmente impressionati da un ep appena pubblicato da una nuova band di Goteborg, The Greencoats, che proponeva con indiscutibile talento una rilettura del pop-rock psichedelico dei sessanta e settanta, filtrato attraverso le lenti colorate del brit-pop, dello shoegaze e dei primissimi Teenage Fanclub. Negli ultimi mesi dell'anno scorso la benemerita Tomt Recordings ha dato alle stempe il primo album della band di Ramo Spatalovic A Blend Of Silk & Satin: dieci pezzi ispirati ai modelli di cui sopra, che potrebbero uscire tranquillamente da un disco di Crosby del '69 (There is no way back è più filologia che omaggio) o dal repertorio di gruppi dei primi/metà Novanta - penso a Charlatans, Bluetones, Kula Shaker - che tentavano di attualizzare l'essenza (non le derive) del rock psichedelico inglese in piena ondata brit-pop, con tutto il corredo (usato in modo più o meno efficace) di organo spiraliforme, sitar dall'inconfondibile aroma indiano, mesmerici jingle jangle di chitarra, acide distorsioni elettriche, cori abilmente sovrapposti e così via.
In verità riesce difficile pensare ad un gruppo più "inattuale" dei Greencoats (non che il genere in sè sia morto, ma segue strade diverse, più ibride e meno rigorose dell'ortosossia stilistica e sonora della band svedese), tuttavia quando i Nostri spingono sull'acceleratore di un power-pop energico ed ipnotico à la Dandy Warhols (Stay a while, A photograph of memories, Can't find the time for us, tutte al limite della copiatura...!) risultano se non altro coinvolgenti, piacevoli e divertenti. In un paio di episodi compare anche la graziosa voce di Malin Dahlberg (We Are Soldiers We Have Guns).
The Greencoats - Satans Rollercoaster Ride from Tobias Martinsson on Vimeo.
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