Dopo due anni di lavoro (compreso un crash dell'hard disc che ha cancellato il disco già finito, costringendo la band a ri-registrare tutto da capo) i My Little Pony ritornano con un nome (Mylittlepony) ed un disco (Making Marks) nuovi. Il titolo del pezzo che apre l'album , A miracle, descrive bene l'impressione che avevamo avuto ascoltando le canzoni preziose ed aggraziate del precedente Think Too Much: i cinque ragazzi di Oslo erano e sono abilissimi nel plasmare un pop morbido e di intimità cantautorale, e la canzone citata non è che un piccolo biglietto da visita del loro talento.
Non c'è bisogno di molti ascolti per capire come siano soprattutto i Belle & Sebastian il modello di riferimento dei Mylittlepony: prendete ad esempio il freschissimo cocktail di chitarra ed archi, la piacevole commistione delle voci di Ola e Nina e la ritmica frizzante di Capital of Norway ed avrete un ottimo saggio di come Stuart Murdoch abbia seminato bene anche nei gusti di ragazzi di poco più di vent'anni. Tuttavia bisogna osservare come i Mylittlepony possiedano - già dagli esordi - una bella personalità, che si esplica nel loro amore per una forma canzone di stampo prettamente folk (Fragments of an island, Breakup with myself, The grass that's still wet, 1943) trattata con sapienza compositiva, spirito quasi naif, sorridente buonumore e innata gentilezza, con una strizzatina d'occhio al modernarito easy listening (I do remember) e all'ironia del twee-pop (Stories about love).
Davvero un secondo album di qualità: abbastanza per confermare ufficialmente la band norvegese nel gotha dell'indie-pop scandinavo.
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Hard To Be Good
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1 commenti:
Faccio un po' di sfacciata autopromozione: "Making Marks" è distribuito in Italia da We Were Never Being Boring (www.wwnbb.net), così si risparmia un po' sul mail order :-)
grazie, ciao, e.
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