06 gennaio 2011

The Migrant - Travels In Lowland

Non diciamo certo una novità affermando che – da un punto di vista numerico – gli artisti/band catalogabili come folk-rock rappresentano forse la maggioranza nel parlamento ideale dell’indie scandinavo. In verità su queste pagine ci occupiamo di un terzo circa dei dischi di questo genere che ci troviamo tra le mani: i più interessanti ovviamente.
E molto interessante è infatti Travels In Lowland dei The Migrant, esordio discografico per una band - costruita attorno al musicista danese, texano d'adozione, Bjarke Bendtsen - che sembra mettersi sulla scia di gruppi come Fleet Foxxes o Mumford & Sons, ma lo fa con una personalità già ben definita. 
Partendo, ovviamente, dalla base acustica che è l’ossatura formale del genere, le canzoni dei Migrant si affidano prima di tutto alla voce accorata di Bjarke e prendono forma grazie ad apporti strumentali tanto canonici (organo, glockenspiel, fisarmonica, banjo, violino) quanto vigorosi (cori, ritmica essenziale e battente, un’elettrica ora scampanellante, ora distorta). Nascono così brani di immediata suggestione folk-pop come The organ grinder e Nothing but clues, seguiti a ruota da episodi intrisi di un’aura quasi psichedelica tra Tim Buckley e Devendra Banhart (In the sun, Gor hvad du sagde du vil gore en dag, Beans). Il tutto dominato da un’idea di musica che sembra nascere e svilupparesi come collettiva ed artigianale, lavorata in studio con grande attenzione ma ricca ugualmente di spontaneistico entusiasmo, lo stesso che sentiamo nella conclusiva corale e divertita You think you know
Consigliato. 

Nothing But Clues from The Migrant on Vimeo.

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