
Personalmente ho almeno un paio di ottime ragioni per amare Arctic, il quarto album di Thomas Denver Jonsson, primo inciso con il moniker I'm Kingfisher. La prima ovviamente è musicale: lo svedese - ormai lo conosciamo bene - è uno di quei singer-songwriters scandinavi che maneggiano la materia indie-folk come se fossero nati e cresciuti a Nashville, e la mischiano con quel tocco personale in grado di farla diventare unica e interessante, oltrepassando i canoni del genere. La seconda ragione è, diciamo, sentimentale: è impossibile in fondo che un amante del grande Nord rimanga insensibile davanti ad un disco interamente dedicato ed ispirato all'esplorazione artica (primo di una trilogia, pare), con dei titoli come Svalbard e Nansen (Fridtjof Nansen, straordinario esploratore polare, è un eroe nazionale in Norvegia: se passate per Oslo date un'occhiata al Fram Museum) e liriche di autentica ispirazione "into the wild".
Thomas ci accompagna nel suo viaggio verso il nord, tra balene, alci, pavoni e volpi artiche, affinando e rendendo sempre più essenziale il suo stile: la chitarra acustica possiede spesso un umore blues alla Josè Gonzalez, la voce ha delle sfumature di Neil Young, le canzoni - corredate qua e là dall'apporto del trombone, di un violoncello, dell'organo, di un mandolino, della chitarra elettrica e di una ritmica scarna - virano quasi ovunque verso una malinconia crepuscolare da notte polare, dalle parti dello scabro lirismo di Damien Jurado. Più che suggerire impressionisticamente grandi spazi aperti, I'm Kingfisher sembra invece scavare soprattutto nel profondo dell'anima dell'esploratore e ne coglie ora la solitudine e la poetica follia, ora la meraviglia davanti alla scoperta della natura selvaggia, senza concessioni all'immediatezza dell'ascolto, come a dire che - prima di puntare sulla N l'ago della bussola - è necessario anzitutto fare un viaggio interiore, non meno facile di quello fisico.



