
E' proprio azzeccato il titolo The Long Wait Champion, scelto da Jonas Jonsson per il debutto sulla lunga durata dei suoi Bedroom Eyes. Sono infatti almeno tre anni, se non più, che aspettiamo al varco lo svedese, dopo l'uscita di un paio di ep di cui parlammo con spontaneo entusiasmo. Non sappiamo quali siano state le vicende personali che hanno allungato l'attesa del primo album (semplice scelta personale?), tuttavia è con grande gioia che apprendiamo che la A West Side Fabrication pubblica in questi giorni il disco di Bedroom Eyes.
Lasciata temporaneamente la natia minuscola Föllinge, nord della Svezia, Jonas ha raggiunto il produttore Herman Söderström sull'isola norvegese di Giske, dove ha registrato le dieci canzoni dell'album, in buona parte già contenute nei già citati ep, ed ora riviste e restaurate per l'occasione lavorando nel magnifico studio vista mare della Ocean Sound Recordings. Una scelta, quella di rivisitare pezzi già editi, che potrebbe deludere qualcuno, ma che sembra perfettamente in linea con la filosofia di vita professata dal nostro "campione delle lunghe attese", calmo e consapevole perfezionista.
Ecco allora le canzoni: (Here’s one for you) Underdog,entusiasmante introduzione tutta in crescendo con la chitarra elettrica che duetta magnificamente con il violino; Hand in hand granade, dinamicissima melodia vestita a festa con merletti di sinth (immaginatela pure nel repertorio dei migliori Sambassadeur) ; Manifesto of a Midair Alliance, dove il drumming diviene incalzante e il suono sempre più pieno; Sincerly (formerly) yours, tempestivo romantico rallentamento di ritmi , trine di arpeggi, wurlitzer, tromba malinconica, violoncello e graziosa voce femminile (avete presente le ballate tutto miele di Billie The Vision?); The traveler’s hi-fi gospel, organo portante alla Kent , ritornello largo e magniloquente, ampia e ambiziosa (troppo?) coda corale; Motorcycle daydream, gioiello del disco, personale contributo di Jonas all’idea di perfect pop song, due minuti e cinquanta da jingle jangle assassino e pure trascinante melodia, una di quelle di cui sono maestri i nostri favoriti Celestial; Blueprint for departure, perfetta continuazione del discorso appena iniziato, limpida energia, ariosi carillon di chitarra, handclapping a profusione e cori sbarazzini; The skywriter, nuova ballata trapuntata ad arte dalla chitarra acustica e da struggenti spire di archi drakeiani, con inaspettata (e gradita!) evoluzione à la Coldplay nel finale; Norwegian pop, l’altro pezzo killer del disco, forza e leggiadria nel nome dei Teenage Fanclub, a suo modo un piccolo grande classico, con un testo che dice in breve tutto quello che c’è da dire sulla musica che ascoltiamo e a me fa venire sempre la pelle d’oca (“three minute songs sometimes last a lifetime long...”, amen!); Dancing under influence, sfacciato lieto fine dove convergono, a mò di titoli di coda, tutti gli ingredienti dell’album , trascinati da un banjo scatenato.
Insomma, è valsa la pena di attendere tanto? Decisamente sì: grazie Jonas, per non avere avuto fretta!


