
C'è qualcosa di picaresco e romantico nelle informazioni che Pål Moddi Knutsen offre di sè: nato e cresciuto a Senja, isola nell'estremo nord della Norvegia, il Nostro ha imparato a suonare con la fisarmonica della madre, un vecchio mandolino russo e una chitarra malandata, poi si è fatto le ossa esibendosi dal vivo ed è finito nientemeno che in Islanda per registrare il suo album di esordio, sotto l'ala protettrice di Valgeir Sigurdsson (Bjork, Mùm, Ane Brun...).
E in effetti, ascoltando Floriography, la sensazione di trovarsi di fronte ad un artista dai tratti particolari e lontano da schemi prefissati è forte. Basterebbero i sessanta secondi di quasi silenzio che aprono l'album a dare un'idea dell'approccio anticonvenzionale di Moddi, che fin da subito applica una dilatazione dei tempi e degli spazi invero molto "islandese", facendo emergere a poco a poco il canto dolente di Rubbles da una densa bruma di fisarmonica, violino e rumore elttrico, quasi fosse un Bright Eyes finito in esilio chissà come nell'inverno più freddo e nordico.
E' musica di grande impatto emotivo quella di Moddi, quando si libra su una soffice brezza di archi ed arpeggi acustici (Magpie Eggs) o si lascia riscaldare dal fuoco domestico della fisarmonica e del pianoforte (Ardennes), quando disegna orizzonti crepuscolari che ricordano il pathos trattenuto di un Nick Drake (A sense of grey) o si limita all'essenza della voce (timida, roca e accorata al tempo stesso) e della chitarra pizzicata con misurata dolcezza, puntando tutto sull'improvviso crescendo emozionale del cantato e degli strumenti (Smoke). Il tutto, bisogna sottolinearlo, senza tenere per forza conto dei vincoli canonici della forma-canzone, tempi contingentati o successioni prevedibili di strofe e ritornelli: in sostanza i ritmi interni delle composizioni di Moddi sono sempre molto mossi (è onnipresente la dinamica fra pieni e vuoti, emblematica la lunga 7!) e sembrano dettati più che altro dall' umore lirico dell'autore, ora sottilmente pensoso, ora lanciato verso una melodica estroversione. Un'attitudine che può far pensare a singer/songwriters come gli svedesi Loney Dear e The tallest Man On Earth, ad oblique band folk-pop islandesi come Rokkurrò e Seabear, all'inusuale suggestione di The Tiny (il fascino artico di Krokstav-emne), oppure - per citare un nome davvero celebre - all'irlandese Damien Rice (un pezzo "drammatico" come Stuck in the waltz lo dimostra in modo abbastanza palese).
Insomma, Floriography si presenta per ora come l'esordio più interessante del 2010, e il giovanissimo Moddi non può che salire subito sui gradini più alti del cantautorato indie scandinavo.
Moddi vs. Kråkesølv - "Magpie Eggs" (Moddi) from byLarm on Vimeo.


