25 gennaio 2010

The Electric Pop Group - Seconds


Non abbiamo finito di parlare dell'entusiasmante esordio dei danesi Northern Portrait, che subito la Matinée Recordings pubblica l'album dei loro "cugini" svedesi The Electric Pop Group, già positivamente segnalati sul nostro blog in ocasione dell'uscita (un paio d'anni fa) del loro primo ep per l'etichetta californiana. Se per i NP si trattava del primo vero album, per TEPG Seconds è in realtà la seconda prova, che fa seguito ad un interessantissimo disco autoprodotto datato 2006, lo stesso che i talent scout della Matinée devono avere ascoltato per bene prima di accogliere il terzetto di Goteborg tra le sue nutrite file di indie-poppers, proprio in contemporanea con i Northern Portrait.
E in effetti, ascoltando Criminal Art Lovers e Seconds uno dopo l'altro, non si può che rimanere colpiti dalla somiglianza fra le due band, che sembrano davvero pescare nello stesso humus musicale tra '80 e primi '90, rappresentando un po' le due facce della stessa medaglia: stilisticamente più raffinati e "romatici" i danesi, maggiormente essenziali e spontanei gli svedesi. La band dei fratelli Aamot non nasconde il suo amore per il twee-pop di marca Sarah Records (Brighter, Field Mice, Aberdeen, East River Pipe), passando attraverso il suono delicatamente jangly eternato dai gruppi della stessa Matinée (Lucksmiths, Math & Phisics Club, etc) e arrivando ad una serie di canzoni colorate di amabile malinconia, dove l'intreccio delle chitarre si posa gentilmente su un discreto tappeto di sinth e abbraccia con equilibrio il cantato timido e sornione di Erik Aamot. Difficile citare un pezzo piuttosto che un altro, tanto Seconds appare compatto e parimenti piacevole in ogni suo episodio, così come è difficile rimanere inerti all'autunnale immediatezza melodica di Not by another o il placido carillon di My only inspiration, piccole gemme atemporali di twee-pop liquido, dilatato e gentile.

16 gennaio 2010

Northern Portrait - Criminal Art Lovers


Credo che ad ogni appassionato di musica sia capitato di rispondere alla domanda "Qual è la tua canzone preferita di sempre?". Domanda infida, senza dubbio, che impone di far torto ad almeno un centinaio di pezzi che in fondo meriterebbero di stare in cima alla propria personalissima hit. Se dovessi rispondere io, indicherei senza molti dubbi There she goes dei La's, per una vagonata di motivi che non sto a raccontarvi qui e che hanno a che fare più o meno con l'idea di perfezione pop che ho in testa da sempre. Se dovessero rispondere i danesi Northern Portrait, non escluderei del tutto che anche loro tirerebbero in ballo il gruppo di Lee Mavers: il fitto e raffinato tessuto jangly della loro musica e la fluidità assoluta di ogni loro costruzione melodica non possono in fondo non far pensare alla ossessiva ricerca della perfect pop song messa in pratica e rapidamente abbandonata da parte dello sfortunato gruppo inglese di fine '80. Ma, ovviamente, c'è un piccolo e più vasto mondo musicale dietro allo stile ormai riconoscibilissimo di Stefan Larsen e compagni: il lirismo (talvolta) sopra le righe degli Smiths (e quando canta Stefan non a caso mira molto ad assomigliare a Morrissey); il brit pop più o meno smithsiano di Gene, Suede, Pulp; gli anni '80 inglesi dei gruppi di nicchia (quelli della Sarah Records, ma anche i geniali Housemartins); e poi l'intero albero gealogico dei gruppi pop e rock che hanno fatto della 12 corde e delle chitarre scampanellanti il loro marchio di fabbrica, dai mostri sacri Byrds e Beatles in giù, fino ai tanti scandinavi di oggi, Cats On Fire, Celestial, Starlet, e così via.
Dopo due ep di grandissimo interesse, che da queste parti abbiamo avuto modo di incensare largamente, la mitica etichetta californiana Matinée pubblica oggi Criminal Art Lovers, che è il primo album dei Northern Portrait e ci sembra che apra anche idealmente il 2010. E mai inizio d'anno fu così promettente, accompagnato dalle note squillanti, leggiadre, coinvolgenti ed eleganti dei cinque ragazzi di Copenhagen. In effetti l'unico difetto ravvisabile nei dischetti dei NP che abbiamo già ascoltato era il fatto che al quarto pezzo terminavano. Qui i pezzi sono dieci, e vi assicuro che il piacere è matematicamente raddoppiato, in un crescendo di melodie avvolgenti, sempre leggermente malinconiche ma mai tristi, ovunque cantabili ma mai leziose o ruffiane: dieci delicatessen di incomparabile dolcezza, dall'iniziale The Munchausen in me all'arpeggio arrembante e torrenziale della conclusiva New fovourite moment, passando attraverso momenti di reale entusiasmo (post)smithsiano come Crazy o Murder weapon.
Certo i NP non possiedono l'obliquità indie di cui sono maestri, ad esempio, i finnici Cats On Fire o i già citati La's, ma - a differenza di questi ultimi - sanno scrivere canzoni di sorprendente immediatezza, ispirate ad un "romanticismo" vagamente demodè ed al contempo assolutamente attuale.
Imperdibile.

New fovourite moment (Matinée Recordings)

09 gennaio 2010

Hellsongs - Pieces Of Heaven A Glimpse Of Hell


Non può che incuriosire un gruppo che si presenta sul suo myspace come "the softest metal band in the world". Definizione che in prima battuta potrebbe trarre in inganno chi non abbia mai ascoltato gli Hellsongs, visto che di metallaro nello stile del terzetto svedese non c'è proprio nulla. A cosa si deve allora il curioso claim inventato dai nostri? Presto detto: a fine 2008 gli Hellsongs hanno dato alle stampe un album (il primo per loro) fatto interamente di cover di gruppi più o meno storici dell'ambito hard-rock, da Iron Maiden a ACDC. Al di là dell'ironico e improbabile titolo Hymns In The Key Of 666, l'approccio dei tre svedesi alla materia era assolutamente serio, e il loro lavoro è stato apprezzato giustamente sia in ambito pop che dai cultori del genere, e in effetti i Nostri hanno evidentemente lavorato duro per distillare dai pezzi originali il loro potenziale melodico e/o emozionale, appropriandosene in toto e traendone una decina di preziose perle in cui la splendida e calibratissima voce di Harriet Ohlsson esalta gli eleganti, imprevedibili e morbidi arrangiamenti per chitarra acustica, archi e pianoforte di Johan Bringhed e Kalle Karlsson (ascoltare per credere cosa diventano We're not gonna take it dei Twisted Sister o Seasons in the abyss degli Slayer: autentiche meraviglie sospese al di sopra di ogni possibile discussione sui generi).
A un anno di distanza dall'album che li ha fatti scoprire - con giustificato stupore - al mondo, gli Hellsongs hanno purtroppo perduto per strada per motivi personali la loro dotata vocalist (sostituita oggi da Siri Bergnéhr), e tuttavia è ancora la voce di Harriet quella che possiamo ascoltare nel loro nuovo ep Pieces Of Heaven A Glimpse Of Hell (bel titolo fra l'altro, che rende in poche parole il loro stile). Il lavoro di ricerca e di reinterpretazione pop della "metal band più soffice del mondo" prosegue qui con immutata perizia, sfornando cinque cover dove l'abilità dei Nostri raggiunge ancora notevoli risultati, su tutte una dolcissima e accorata The evil that men do (Iron Maiden), una essenziale ed emozionante I just want you (Ozzy) ed una intima e raffinata Losers & winners (Accept).
Insomma, un dischetto imperdibile per chi ha già apprezzato l'album, oppure, nel caso in cui non abbiate mai sentito nominare gl Hellsongs, un assist per recuperare il loro interessantissimo album.
E già che ci siete, se vi capita, fate un salto a sentirli suonare dal vivo, visto che gli Hellsongs passano dalle nostre parti proprio tra pochi giorni, con il patrocinio dell'ente turistico svedese Visit Sweden . Ecco le date: 12 gennaio Bologna (Barwolf), 13 gennaio Milano (Circolo Magnolia), 14 gennaio Castiglion Fiorentino (Velvet underground), 15 gennaio Modena (Kalinka), 16 gennaio Pontremoli (The Grapes).