
Sono passati addirittura sei anni tra l'esordio dei Le Futur Pompiste e il loro secondo omonimo album, in uscita in questi giorni. All'epoca Your Stories and Your Thoughts, pubblicato da un'etichetta di punta dell'indie-pop come la Siesta, aveva catturato recensioni pressochè entusiastiche, colpite evidentemente dall'elegante rilettura dello stile Stereolab / Air proposto dalla band finlandese.
Le Futur Pompiste (pubblicato da Shelflife) riprende il discorso lasciato in sospeso ormai da molto tempo, prescinde dall'interessantissimo progetto Burning Heart messo in piedi nel frattempo dalla cantante Jessika Rapo e riporta invece l'ascoltatore nelle stesse atmosfere raffinatamente retrò e garbatamente elettroniche del loro primo album.
E in effetti, ascoltando le canzoni di Einar Ekström e compagni, non si può fare a meno di pensare che la nozione di tempo, per i LFP, sia del tutto ininfluente: il gusto melodico, il mesmerico jingle jangle della chitarra, il soffice tappeto sonoro dell'onnipresente organo, trasudano psichedelia sixtie da ogni nota, ma al contempo la confezione di sinth aerei ed elettronica umanistica spinge verso una contemporaneità vintage sapientemente costruita.
Il pop dei cinque finlandesi viaggia in un mondo parallelo fatto di polaroid ingiallite e leggiadra malinconia, algido in apparenza e invece caldissimo nei particolari di ognuno dei dieci pezzi, che sono curati con un'attenzione maniacale. Mentre sono poche le concessioni all'immediatezza (in definitiva solo l'adorabile My trophy), Le Futur Pompiste mira piuttosto a ricreare per 35 minuti un'idea di musica peculiare e subito riconoscibile, a dare vita ad una estetica pop nutrita di ascolti raffinati: operazione molto intellettuale, forse un po' fredda e solipsistica nel risultato, e tuttavia ricca di fascino e ottimamente condotta.
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