
Í Annan Heim in islandese significa "in un altro mondo", ed è in effetti un mondo diverso e particolare quello in cui ci conducono i Rökkurró con il loro secondo album dopo il fortunato esordio Það Kólnar Í Kvöld, uscito nel 2007. I cinque di Reykjavik, due ragazze e due ragazzi, si muovono con grazia lungo paesaggi nordici di neve candida e cieli chiari, mettendo maggiormente a fuoco lo stile folk morbido e sognante che già abbiamo apprezzato tre anni fa.
Le canzoni dei Rökkurró possiedono la dimensione dilatata tipica di molti artisti islandesi e del post-rock, tanto che non stupisce trovare dietro la consolle Alex Somers, recente collaboratore dei Sigur Ros e del loro leader Jonsi. Tuttavia, fin dal pezzo omonimo che apre l'album, la strumentazione è quasi integralmente senza spina (violoncello, chitarra acustica, fisarmonica, glockenspiel, batteria, organo, pianoforte) e la voce femminile è ovunque delicata e sottile, tanto che i pochi momenti in cui l'elettricità increspa l'orizzonte e i toni si fanno più alti (le "sigurrosiane" Augun opnast e Sjonarspil, piene di complessi crescendo) quasi sorprendono in un'atmosfera che è invece in generale ovattata e crepuscolare, lenta a sfumata, lirica e intimista, suggerendoci le luci tenui ed il tepore casalingo di lunghi inverni passati oltre il Circolo Polare (la stessa sensazione che ci offrono i connazionali Mùm).
Non è certo uno schema folk canonico quello seguito da Árni, Björn, Hildur, Ingibjörg e Axel, ma piuttosto una grande tela impressionista sulla quale i cinque ottimi musicisti disegnano ora trattenute emozioni, ora vaste prospettive orchestrali, alternando in continuazione luci ed ombre, colori pallidi e vivaci. Il quadro che ne risulta, oltre l'apparente e sottile crosta di quiete glaciale, nasconde una evidente e irrisolta inquietudine, che sembra sempre sul punto di esplodere ed invece rimane confinata nel dramma calmo delle malinconiche melodie evocate nei dieci episodi del disco, lasciando qua e là abbaglianti squarci di luce (il leggiadro arpeggio di pianoforte di Svanur per esempio).
Í Annan Heim conferma dunque sia la difficile catalogabilità della proposta musicale dei Rökkurró - caratteristica tipica degli islandesi, a quanto pare - sia il loro innato talento.
2 commenti:
Mi piace tantissimo questo secondo album dei Rökkurró. Li amo e li seguo ormai dal loro "Það Kólnar Í Kvöld" nel quale ciò che più mi affascinava era la forte componente folk. Qui è meno presente, anche se rimane quell'elemento ancestrale tipico dei gruppi islandesi. Come non lasciarsi incantare da queste atmosfere rarefatte e notturne e dal cantato magico di Hildur.
In effetti qui c'è un tocco post rock (leggi Sigur Ros) in più. Mi piace la definizione "tocco ancestrale", molto calzante!
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