
La copertina del nuovo atteso album dei The Concretes, con il suo scorcio stoccolmese su Sodermalm a colori pastello, evoca una svolta totalmente folk per il gruppo che fu di Victoria Brgsman ed è oggi capitanato da Lisa Milberg e Maria Eriksson. Niente di più diverso, ascoltando l'album, che traghetta invece lo stile patinato, morbido e sornione della band verso territori più vicini alla disco - in versione amabilmente retrò e raffinatissima - che all'originale e variopinto folk-pop degli ormai lontani esordi.
Mentre un altro nome importante della scena indie svedese - i Club 8 di Karolina Komstedt e Johan Angergard - per molti motivi (gusto, nostalgia, attitudine, eleganza) affini ai Concretes, danno alle stampe il loro disco più danzereccio, pieno di ritmiche africane e profumi etnici (niente recensione, perdonatemi, ma non è cosa per me...), gli otto stoccolmesi con WYWH sembrano omaggiare proprio i Club 8 "di una volta", ricreando quell'atmosfera chic e cosmopolita di cui il duo della Labrador è stato a lungo maestro indiscusso.
L'intenzione dichiarata di fare un disco "anni '70", rischiosa di per sè (tenete ben presente chi c'era in Svezia in quegli anni), è affrontata dai Concretes con il loro innato senso dell'equilibrio e in modo per nulla scontato, tanto che nel complesso le loro canzoni di oggi suonano pienamente contemporanee, quasi sempre levigatissime e studiatamente algide, incentrate sul pulsare di basso e batteria, su un utilizzo essenziale ma fondamentale dell'elettronica e sulla voce diafana ma intensa della Milberg (l'iniziale lunga ed ipnotica Good evening ad esempio); in alcuni episodi sembrano ammiccare - ma con misura - a un certo pop internazionale (quello che vorrebbero fare Kylie Minogue o Robyn, più o meno: sentite I wish we'd never met) o all'euro-disco (WYWH); talvolta sono intelligentemente ibride (il singolo All day sembra in verità un prestito dei primi Club 8 o degli Stereolab, ma se lo sentite due volte garantito che finirete a canticchiare "we re gonna stay in bed all day all day all day" senza riuscire a smettere), qua e là sono memori della insuperata delicatezza di The Concretes, il disco che li ha fatti diventare per un breve tratto di tempo il più conosciuto gruppo svedese del mondo (la splendida Sing for me, la groovata e deliziosa Knck knck).
WYWH non è il disco migliore della carriera dei Concretes ma, dopo tre anni di silenzio, sembra davvero un ottimo punto di (ri)partenza e, in definitiva, un album che non si può veramente mancare.
The Concretes - All Day from playgroundmusic on Vimeo.
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