
Doppia segnalazione per un unico post, questa volta, ma si tratta in verità di due uscite dello stesso artista. E non un artista di secondo piano, trattandosi di quel Kristian Matsson che, con il moniker The Tallest Man On Earth, sorprese tutti con uno degli album più belli usciti nel 2008. Il secondo lavoro sulla lunga durata di TTMOE The Wild Hunt è uscito in verità a metà aprile, ma lo abbiamo per le mani soltanto ora, mentre è in procinto di andare nei negozi pure l’ep Sometimes The Blues Is Just A Passing Bird. Dieci i pezzi nel disco, cinque nell’ep, tutti di uguale (e sempre più inconfondibile) stile, tutti di pari livello, a dimostrare ancora una volta il poderoso talento di Matsson. Inutile dirlo, ormai: la patria di elezione dello svedese uomo più alto del mondo non è la Scandinavia, ma i vasti orizzonti rurali degli States. Orizzonti attraversati da soffici nuvole di folk e antiche lune blues, dai fantasmi di Guthrie e Dylan, da inquieti temporali che lampeggiano lontano e palpitano nell’animo di accorati hobos, poeti viaggiatori senza destinazione. Kristian non ha bisogno d’altro che della sua chitarra (unica eccezione il pianoforte non del tutto convincente di Kids on the run e l’elettrica di The dreamer) ora accarezzata su morbidi cuscini di arpeggi, ora maltrattata per accondiscendere ad una straripante urgenza comunicativa, alla stregua della voce, spremuta e raschiata fino all’ultima corda vocale. Voce che ricorda (ma non solo quella!) sempre di più Bob Dylan, nume tutelare scelto da TTMOE, citato direttamente (Spanish king) e indirettamente, modello colto nella sua espressione primigenia, quella che per l’appunto sgorgava dalla provincia americana, dal lirismo dei poeti beat, dalla spontanea ed essenziale fusione dei generi autoctoni degli Stati Uniti. Che altro dire? Volendo essere particolarmente pignoli, non si può fare a meno di osservare come lo stile particolare di Matsson, quel debordante lirismo folk da primo Van Morrison, quell’aereo virtuosismo strumentale sposato felicemente alla forza così terrestre, concreta, quasi stridente della voce e delle melodie, insomma tutto ciò che ci aveva assestato un salutare pugno dritto nello stomaco ai suoi esordi, non può più sfoggiare più quel formidabile effetto sorpresa, tuttavia nelle nuove composizioni dello svedese ci sono larghi squarci di pura bellezza e la testimonianza continua e tangibile di come Kristian maneggi con straordinaria abilità il genere, maggiore forse di quanta oggi ne dimostrino certi prolissi fuoriclasse americani come Ryan Adams. Se ne devono essere accorti gli americani stessi, visto che, per vedere TTMOE suonare e cantare dal vivo, dovremmo volare oltreoceano, dove il Nostro porta avanti da tempo un lungo tour che lo proietta dritto nel cuore di quegli orizzonti di cui dicevamo.
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