
C'è qualcosa di magico nella musica di Ólöf Arnalds. Qualcosa che passa attraverso la sua voce delicata e cristallina, fragile e intensa allo stesso tempo, qualcosa che permea le sue canzoni come un intenso profumo di erba e muschio, di foglie secche bagnate dalla pioggia, di salsedine portata da un vento lontano. Qualcosa che deve avere per forza a che fare con la sua terra, l'Islanda, che non è una terra come tutte le altre e possiede un respiro antico e profondo, a suo modo atemporale e al contempo assolutamente contemporaneo. Quel respiro particolare e subito riconoscibile che riconosciamo in tanti artisti dell'isola dei ghiacci, così diversi gli uni dagli altri, così in fondo simili.
Ólöf Arnalds (non confondetela con Olafur, il compositore: Ólöf è un nome femminile), oggi trentenne, polistrumentista con studi classici alle spalle, ha già pubblicato un album nel 2007, Við og Við, per la One Little Indian (l'etichetta londinese di Bjork e tanti altri), registrato praticamente in presa diretta (voce, chitarra acustica, violino e poco altro) da Kjartan Sveinsson dei Sigur Ròs e ampiamente lodato dalla critica.
Innundir Skinni, il disco che esce in questi giorni, ripropone immutata la (piccola) squadra degli esordi, con qualche più o meno illustre cameo (Ragnar Kjartansson nella leggiadra e inquietante Crazy car; Bjork in persona a fare il controcanto nella mesmerica filastrocca di Surrender). Alternando inglese e islandese nei testi e partendo dalla solida trama tessuta dalla chitarra acustica e dalla voce, Ólöf dà vita a dieci canzoni di estatica bellezza, che possono ricordare da vicino il folk minimale e raffinato di Vashti Bunyan o Joanna Newsom, ma possiedono un dna "popolare" che affonda in millenni di tradizione nordica ed emerge con essenziale, affascinante attualità. La capacità compositiva della Arnalds si mette continuamente alla prova nel terreno del Folk con la F maiuscola, facendosi ora quieto racconto, ora canto corale (l'iniziale coinvolgente Vinur min è esemplare in questo senso, mentre l'incantevole volo di Jonathan ne è la prova più alta e luminosa), inanellando senza soluzione di continuità episodi di formidabile grazia acustica (Innundir skinni), dense atmosfere intimiste alla Nick Drake (Madrid), complicate trine di corde pizzicate a disegnare paesaggi dalle tinte pastello (Allt i guddi).
Il risultato, a completamento del discorso già ottimamente iniziato tre anni fa, è un album di fascino raro e in qualche modo esotico, unico nella sostanza e nello stile, prezioso e ispiratissimo.
2 commenti:
Bellissimo album, un passo avanti notevole rispetto all'esordio. "Surrender" con Bjork (...che l'ha oltretutto lanciata) è meravigliosa. Complimenti per la recensione!
Voce davvero suggestiva ed emozionante... il disco è bellissimo!!!
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