
Un anno e mezzo fail disco (omonimo) d'esordio dei norvegesi I Was A King conquistò gran parte della critica scandinava, e pure noi, che siamo dei vecchi fan nostalgici dei Teenage Fanclub, mitico gruppo scozzese cui la band di Oslo sembra tributare una evidente venerazione stilistica. Tutto ciò che ci era piaciuto in I Was A King - melodico vigore e concisione, obliquità e cantabilità al tempo stesso - lo ritroviamo in questo Old Friends, appena uscito sull'etichetta Hype City.
Frode Strømstad e compagni riprendono in effetti il discorso dove lo avevano lasciato, lasciando immutato lo spirito artigianale degli esordi e mettendo uno dietro l'altro dodici episodi volutamente mai del tutto a fuoco, come se i norvegesi avessero scelto di lasciare allo stato di abbozzo gran parte delle loro canzoni: segno distintivo e in fondo anche fascino della band. Al di là delle distorsioni, delle deviazioni in corso d'opera e dello stile amabilmente sferragliante di cui gli IWAK sono maestri, ciò che colpisce ancora è il talento melodico di Frode, che nel bel mezzo di un diluvio più o meno torrenziale e vagamente disordinato di chitarre, fiati, violino, pianoforte, cori e quant'altro, riesce (quasi) sempre a mettere a segno una linea melodica semplice e vincente, prima di farla sfaldare dopo non più di due minuti nell'acida collisione degli strumenti e rimetterla in sesto, uguale e diversa al tempo stesso, nel pezzo successivo.
Uno schema che finisce per superare (o per meglio dire allontanarsi) dal modello dei primi Teenage Fanclub, per sperimentare un magma indie-pop che potrebbe piacere ai fan di molti gruppi canadesi di oggi, ma anche ai nostalgici dei Pavement/Dinosaur Jr., agli adepti dei Flaming Lips e persino a chi ha amato la distorta delicatezza degli Sparklehorse (ditemi se la conclusiva Old friends non evoca lo spirito del grande Mark Linkous).
Il risultato complessivo forse non è all'altezza dell'album d'esordio, ma testimonia di un'evoluzione da tenere sicuramente d'occhio.
0 commenti:
Posta un commento