
Steget in svedese significa "passo" (l'inglese "step"). Förändrar Allting vuol dire "cambiare tutto". Nome e titolo che sembrano suggerirci un'idea di novità e di dinamismo. Ciò che colpisce fin da subito, ascoltando l'album di debutto di Matilda Sjöström e Nils Dahl, detentori del marchio Steget, è invece la classicità della loro ricetta pop, dove per classicità intendiamo però non lo stereotipo, bensì l'atteggiamento di chi costruisce canzoni con l'essenziale spirito del cantautore che rispetta la tradizione, utilizza strumenti canonici (la chitarra acustica, il pianoforte) e al contempo non ha bisogno di seguire mode particolari o guarnire le proprie composizioni con orpelli tanto astuti quanto inutili, nè di ricercare vie nuove o inusuali sperimentazioni. In questo senso hanno qualcosa di "classico" anche le nostre amate Maia Hirasawa, Annika Norlin e Anna Järvinen, oppure gli eleganti e sorridenti Hellsongs (nuovo disco in dirittura d'arrivo, tra l'altro): un'attitudine che sembra risiedere naturalmente nel dna di molti artisti nordici.
Nel nostro caso, gli strumenti portanti degli Steget sono due tra i più "antichi": il pianoforte di Nils e la voce di Matilda. Pianoforte che spazia dal romanticismo notturno (Förändrat) ad un ritmato vigore che fa pensare subito a Regina Spektor (Bara nu, per esempio). Voce che è limpida ed essenziale e rifugge ogni tentazione di virtuosismo, anche se probabilmente ne sarebbe in grado. Prendete Baby baby baby, pezzo che apre l'album, per farvi un'idea rapida della musica degli Steget: il pianoforte è morbido, avvolgente e brioso al tempo stesso, appena screziato di jazz; la melodia è ariosa, semplice, leggera e profumata del Nick Drake più luminoso; Matilda canta con accorata grazia, come sa fare, e tutto sembra bastare a sè stesso, in un'armonia che sembra emersa all'improvviso, fragile e subitanea, e che invece è senz'altro frutto di un lavoro di cesello notevole. Con la successiva Vad ska jag göra ("cosa si deve fare"), attorno ai due protagonisti - ma con sapiente e leggiadra discrezione - compaiono una batteria appena spazzolata, un basso timido e poi, nel finale, archi di zucchero filato di grande presa sentimentale. Fin troppo, dirà qualcuno, e allora Matilda e Nils aggiustano immediatamente il tiro, ci fanno l'occhiolino e piazzano qual piccolo prodigio che è Denna gången, con il suo cramelloso dinamismo ed i coretti alla Beach Boys, e subito si rifanno romanticamente pop con gli acuti di Synd om dyg e immediatamente dopo divertenti e divertiti con il ritornello sbarazzino di Kom igen.
Jag skulle dö för dig e Magiskt, dolce e dolente duetto la prima, palpitante canto d'amore la seconda, non a caso sono il cuore dell'album, che scollina oltre il cielo limpido di Jag lagger ner (lillebro), altro perfetto esempio di popsong di efficacissima semplicità, trascinata da un piano realmente delizioso, verso la sognante Jonatan, lungo sogno acustico impreziosito ancora una volta dal crescendo degli archi.
Il tutto - ed è forse ciò che mi incuriososce di più - senza quei riferimenti più o meno diretti a modelli anglo-americani che caratterizzano quasi tutti gli artisti scandinavi. Il che rende Förändrar Allting un prodotto piuttosto atipico nel panorama nordico cui siamo abituati: vicino per certi versi al folk assolutamente personale di una Anna Jarvinen, e al contempo lontanissimo da quello stile; prossimo al cantautorato femminile per voce e piano di Susanne Sundfoer o Anna Terheim, ma infinitamente più accessibile e spontaneo; oggetto che finirà probabilmente nelle orecchie dei soliti pochi appassionati del circuito alternativo (svedese, visto che l'idioma sarà come sempre - peccato! - una barriera insormontabile) ma che sembra pensato per un pubblico ben diverso, con il suo melodismo smaccatamente popolare.
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