12 agosto 2010

Soda Fountain Rag - Reel Around Me


C'è un pezzo di Italia nel disco (twee)pop più irresistibile dell'estate. Tutto dev'essere nato circa tre anni fa, quando la norvegese Ragnhild Hostad Jordahl, mente e braccia dietro il nome Soda Fountain Rag, si è fermata dalle nostre parti per qualche data da veri amanti del lo-fi (la fanciulla da parecchi anni non è una sconosciuta, visto che ha inciso per labels cult come Anorak, Plastilina e Cloudberry). Le frequentazioni italiane si sono evidentemente protratte, tant'è che Ragnhild (mai nome fu più norvegese, no?) è finita a Brescia a registrare i nove pezzi di Reel Around Me grazie (grazie davvero!) alla meritevole We Were Never Being Boring. Pezzi che in verità non sono nuovissimi - risalgono proprio al periodo dei succitati gigs italiani - ma poco importa, considerando la salutare e irresistibile overdose di freschezza che ci regalano in queste settimane di afa.
Descrivere la musica di Soda Fountain Rag non è impresa particolarmente difficile: canzoni, canzoni pop, canzoni pop di due minuti (tre son troppi), canzoni dolcemente arrembanti che ti si appiccicano alle orecchie e ti ritrovi a canticchiare tra te e te mentre fai la coda alle poste con l'aria condizionata rotta e un sorriso beato comunque stampato sulla faccia.
Qui sta il talento di Ragnhild: non nel vestire i suoi pezzi di stoffe pregiate, ma nel lasciarli scorrazzare liberi e nudi come mamma li ha fatti. Prendete You can't stop me now, con la sua sbarazzina aria punkeggiante e floreale al tempo stesso (confessione personale: è il pezzo che ho ascoltato più volte di seguito quest'anno, di certo non meno di venti...). Prendete l'ironia post-smithsiana di You're not invited to my wedding. Prendete la sfacciata immediatezza melodica di Are philospphers lonely?, praticamente un unico ritornello di un minuto e cinquanta. Prendete The catcher, piccola obliqua filastrocca per la quale molte aspiranti pipettes ucciderebbero. Prendete Dogwalkin summer, essenziale saggio di handclapping-twee che piacerebbe sia ad Amelia Fletcher che ai Belle & Sebastian. Prendete Give yourself a break, con la sua spontaneità da fai-da-te elettro-acustica alla Rough Bunnies. Prendete insomma una qualsiasi delle briose, ironiche, rasserenanti, contagiose canzoni di questa ragazza di Bergen, ed avrete un'idea chiara di cosa sia il pop nella sua giocosa "purezza".

Tutto l'album in ascolto sul sito di RollingStone

1 commenti:

Poker Site ha detto...

You the talented person