14 luglio 2010

Ólafur Arnalds - And They Have Escaped The Weight Of Darkness


Cosa c’è di pop nella musica di Olafur Arnalds (visto che di pop trattiamo in questo blog)? In apparenza nulla: non possono definirsi "canzoni" le sue composizioni, non ci sono voci, né parole, né gli strumenti canonici della musica popolare. Insomma, un negozio di dischi che si rispetti potrebbe infilare i dischi del musicista islandese nello scaffale (esiguo, immagino) della musica contemporanea, quello che il pubblico del rock non sa nemmeno che esista e che al contempo il pubblico della classica snobba come cosa di poco conto (da queste parti ci sono Allevi ed Einaudi, per dire, ma anche Nyman, Craig Armstrong e Yann Tiersen, gente che di dischi ne vende parecchi, quattro su cinque con indiscusso merito). Ma torniamo alla domanda iniziale. Davvero non c’è nulla di pop nei pezzi di Arnalds? Eppure la durata non è così lontana da quella per noi canonica (4, massimo 5 minuti), i titoli sembrano quelli di canzoni e, se avete la pazienza di lasciarvi portare dalle rarefatte atmosfere evocate nel disco, vi troverete sovente a fluttuare in una dimensione melodica a cui potrebbero mancare giusto delle liriche cantate. Lungi da noi però forzare la forma e la sostanza della musica del ventitreenne Olafur, che dopotutto non ha molto a che vedere nemmeno con quella dei Sigur Ròs, cui spesso – per provenienza geografica, è evidente, ma anche per un trionfale tour condiviso – viene accostato. Può darsi che l’umore sognante e malinconico e i larghi paesaggi dipinti dalla band di Jonsi siano un dato comune, ma dove gli estroversi SR usano colori vividi e linee forti, Arnalds sceglie toni pastello e sfumature per dar corpo alla propria delicata introversione. Se siete nel rampo post-rock, troverete motivi di vicinanza a gruppi come Rachels, Dirty Tree o Godspeed You Black Emperor, specialmente quando gli archi si poggiano sul solido progredire della batteria e del basso elettrico (Tunglid, Gleypa okkur) o alla distorsione lancinante della chitarra (Loftid Verdur Skyndilega Kalt), ma i nove episodi di And They Have Escaped The Weight Of Darkness possiedono una raffinatissima essenzialità di cui pochi altri sono capaci, decisamente più prossima alla musica da camera. Fin dalle iniziali Þú ert sólin e Þú ert jörðin il pianoforte e archi introducono l’ascoltatore in un’atmosfera filmica di distesa e rarefatta sospensione, dove la tenue luce “notturna” viene squarciata da pochi lampi di improvvisa e abbagliante bellezza (Haegt kemus Ljosid, Pau hafa sloppid…), gli stessi crescendo catartici cui probabilmente allude il titolo dell’album. Nel complesso And They Have Escaped… si compone come un unico flusso sonoro cinematico che, seguendo un copione noto solo al suo autore, sembra condurci a poco a poco dall’ombra alla luce, dalla tristezza ad una quieta forma di gioia.


Ólafur Arnalds – Hægt, kemur ljósið (Official Music Video) from Erased Tapes on Vimeo.


1 commenti:

Anonimo ha detto...

Lovely!
Thank's for the good music, I'm learn and discover all indie music with your blog,
I'm grateful!
gasshö!

p.s: from Argentina!