19 luglio 2010

The Kissaway Trail - Sleep Mountain


In scandaloso ritardo arrivo a recensire quello che in realtà è uno degli album più interessanti usciti quest'anno. The Kissaway Trail vengono da Odense, Danimarca e Sleep Mountain è la loro seconda prova sulla lunga distanza dopo il più che promettente album omonimo del 2007 (appena riedito fra l'altro, quindi approfittate).
I cinque danesi hanno le orecchie ben aperte sulla scena indie-rock mondiale, e talento in abbondanza per porsi sulla scia di band affermate come Arcade Fire, Interpol, Editors, Flaming Lips, Stars, Notwist e The National (ho fatto i primi nomi che mi sono venuti in mente), e magari mettere fuori la freccia e superarli per freschezza di idee e abilità nel costruire singoli di potenziale successo alternativo (la inziale Sdp, ad esempio, nonostante la durata oltre i sei minuti).
I KT hanno un approccio per nulla epidermico all'indie, e se è vero che quasi sempre i loro pezzi puntano ad forte effetto emozionale, ogni episodio sembra nascere da un complesso lavoro di stratificazioni sonore e cesello produttivo (Peter Katis, non uno di primo pelo, alla regia): ogni singolo dettaglio, dalla prima all'ultima canzone, è pensato e lontano dall'usuale, dalla ritmica asimmetrica e pervasiva ai possenti crescendo armonici dei cori, indubbio punto di forza della band (li sentirete al meglio nella fascinosa New Year, un po' Death Cab For Cutie ma elevati alla seconda), dagli equilibratissimi inserti elettronici alle coinvolgenti linee melodiche veicolate dai sinth. Su tutto domina l'idea di una musica che alterna continuamente lento e veloce, pieno e rarefatto, raggiungendo il suo fine quando gli elementi che a poco a poco si sovrappongono (voci, chitarre, batteria, carillons più o meno sintetici) esplodono insieme dando vita a dinamiche costruzioni di grande e immediata presa (il mantra di Beat your heartbeat ad esempio, o il battito impulsivo ed esaltante di New lipstick, che invita a ruotare al massimo la manopola del volume - ma si poteva in fondo scegliere uno qualunque della magnifica dozzina offerta dal disco), con la chicca rappresnentata dalla inattesa cover di Philadelpha di Neil Young, struggente come se non più dell'originale.
Si potrebbe dire, a mò di slogan, che i KT sono quello che gli Shout Out Louds (e pure i band Of Horses, tiè) vorrebbero essere e non sono, ma in definitiva non si farebbe un servizio corretto ad una band che, al di là di tante somiglianze, rappresenta in realtà ed in pieno il suono più attuale dell'indie internazionale (che importanza ha qui la provenienza geografica?) del 2010.
Imprescindibile.

0 commenti: