
Quinto album di una carriera iniziata da circa un lustro (quarto se consideriamo che l'ultima uscita And Then There Was Timo era una raccolta di inediti e cover), The Anatomy Of Timo Raisanen è in realtà uscito all'inizio dell'anno per la Razzia Records, ma per un motivo o per l'altro non sono mai riuscito a parlarne.
Senza dubbio Timo Raisanen è un tipo particolare, al di là delle sue origini talmente multietniche da ricoprire le pagine di mezzo atlante: apparentemente fragile e introverso nel suo songwriting, non disdegna modi di espressione ed esibizione teatrali, coinvolgenti e vigorosi, da rocker à la Iggie Pop, tanto che la lista dei luoghi (presumibilmente affollati) in cui passa il suo tour è lunga quanto le pagine gialle svedesi.
Divisa da sempre tra delicatezza e rumore, la musica di Timo possiede come denominatore comune un'evidente forza comunicativa, veicolata dall'uso assolutamente pop delle strutture e delle melodie, oltre che dalla sua vocalità particolare. The Anatomy nasce come album-confessione, e prosegue sulla strada ibrida già collaudata con successo e abilità nel disco precedente, abbracciando un pop-rock brioso e vagamente inquieto, smussando gli angoli e centrando il bersaglio con una serie di potenziali singoli listener-friendly che non saranno certo capolavori ma posiedono innegabili qualità. E così quando parte il jingle jangle di chitarra di Outcast e Timo si esalta nel crescendo del ritornello non si può che amare la verve del trentenne svedese, così come non si può fare a meno di apprezzare il talento compositivo capace di dar vita ad una ballata per voce e piano come Cocaine o ad un piccolo gioiello pop elettro-acustico elegantemente sopra le righe come Numbers. Quello che difetta è forse un livello ugualmente alto dei brani (e c'è anche qualche caduta in verità), tuttavia nel complesso l'"anatomia" del disco rivela ironicamente che Timo Raisanen gode di ottima salute.
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