25 giugno 2010

Elias & The Wizzkids - Just Do It!



Va bene, adesso l'abbiamo capito: Elias Åkesson è matto come un cavallo. E i suoi tre sodali Wizzkids non devono essere da meno, se hanno accettato di farsi mettere in copertina insieme al loro boss in una posa (pink-dress, sguardi ammiccanti, bianco patinato e fiorellini) che il 90% dei maschi del pianeta terra rifiuterebbe anche solo di immaginare, se non per una certa ambiguità sessuale, per la patente bruttezza della composizione. Ma si sa, Elias & The Wizzkids è un progetto nato sguazzando in oceani di ironia, quindi ci sta pure questa. Certo, ascoltando Waste of time, singolo che apre Just Do It!, sfido chiunque a non arricciare il naso: melodia da Eurofestival, sintetizzatori a imitare persino la chitarra elettrica (non si sentiva dall'ottantatre) e ammenicoli vari da FM-pop di (ormai) trent'anni fa. Domanda: Elias ci sta bellamente prendendo per i fondelli? Sì, probabilmente, e con un sorrisone da stregatto stampato sulla faccia che resta invariato lungo tutti gli episodi dell'album. Insomma, se detestate (come è giusto che sia) la plastica eighties, partite direttamente dalla traccia due, Catch me if you can, che trasuda Abba e disco anni '70 da tutti i pori e resta abilmente al di qua della linea sottile che separa l'ironia dal kitsch puro. Oppure, se non vi va bene nemmeno questo, partite dalla tre, Mr right guy, e allora riconoscerete gli Elias & The Wizzkids del primo disco: acustici e frizzanti come le cose migliori del Paul Simon solista. L'album prosegue alternando bene o male questi elementi, mettendo in fila una serie di pop songs sovrailluminate, dal groove sovente danzereccio e altrettante volte ammiccanti verso il brit-pop più colorato (Stormy weather sembra uscita dalle mani dei Blur di Parklife), non sempre riuscite ma in generale piacevoli: un materiale che ha diviso nettamente la critica svedese, facendo arrivare le prime solenni stroncature ad un prodotto della corteggiatissima Hybris, ma anche molte divertite lodi.

0 commenti: