
Non so se il nome Palpitation sia completamente nuovo per voi. Per me no, visto che ricordavo perfettamente - tra le tonnellate di dischi che ascolto e contestualmente dimentico - l'ep (o più che altro mini album, credo autoprodotto) che fecero uscire mi sembra due o tre anni fa. Vorrei dirvi di più sul gruppo, ma in rete le notizie sono decisamente carenti: sappiamo che si tratta di una band svedese, che gravita intorno a due ragazze, Maria Vejde ed Ebba Carlén, e che viene pubblicata dalla minuscola label Luxury di Goteborg. Nient'altro.
Parliamo allora del disco (omonimo), che conferma quanto di buono già era evidente nell'esordio. I Palpitation suonano un indie rock melodico, suggestivo ed equilibrato, che per certi versi mi ricorda band americane come Nada Surf o Wheat incrociate con il sound pop di un gruppo di grande personalità come i Fanfarlo, e per altri - pur essendo sempre molto accessibile - vuole essere maggiormente colto e raffinato. Ecco la ricetta: essenziali e ficcanti intrecci di chitarre, ritmiche senza fronzoli, voce gentile e roca al tempo stesso (ma a chi appartiene?), melodie sempre vagamente malinconiche, notevole dinamismo all'interno di ogni pezzo, che forse è la cosa che ai Nostri riesce meglio (ascoltate I lost and died per esempio), qualche inserto strumentale diverso con una vocazione assolutamente pop (la tromba del singolo What if e della piacevole Wait fall leave), calcolati momenti di rallentamento dove tutto - chitarre, voci - si fa vellutato e leggero, ma senza perdere l'obliqua e raffinata ruvidezza della stoffa sonora caratteristica del gruppo (Light can fix me, la mia carta preferita del mazzo insieme alla conclusiva In five years). Una proposta certo non nuova nel panorama indie internazionale, ma al contempo non priva di una sua pregevole originalità.
Da tenere d'occhio.
What if
1 commenti:
Davvero un gran bel disco!
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