
B.U.R.M.A., l'ultimo album di Bjorn Kleinhenz, è uscito già da alcuni mesi, tuttavia sono riuscito a metterci le mani sopra soltanto pochi giorni fa (e non sono nemmeno sicuro che sia l'ultimo, visto che il sito dell'artista lo anticipa rispetto al già recensito Head Held High On Fearsome Pride, che comunque sembra frutto delle stesse sessions). Attesa che ho vissuto con un po' di impazienza, vista l'attenzione che ho sempre riservato ai dischi del cantautore svedese di origine tedesca.
Ascoltando Haz920 e Bodilla, primo e decimo pezzo dell'album (ma nel mio lettore non so perchè sono finiti uno dopo l'altro), ho fatto un mezzo salto sulla sedia: anzichè le conosciute armonie "americane" di Bjorn, mi è sembrato di entrare dritto dritto in un disco dei Delgados: muro di chitarre iniziale a riempire le orecchie, poi pausa folk di sapiente docezza, e di nuovo tempesta sonora, con le voci maschile/femminile a farsi timidamente spazio nella bufera elettrica. Pare calata una notte di ombre e pochi bagliori nel mondo musicale di Kleinhenz: lo confermano l'incedere lento e acustico di Down, mosso ancora da una distorta inquietudine elettrica (un po' Mojave3 degli esordi, ma con più ruvidezza), la sfumata dilatazione di Holy boredom e Hungry hunter, le cadenze blues di Black water, la cupa dolcezza di Fårö e di quasi tutti gli altri episodi del disco. E' come se il soggiorno di Bjorn e della sua compagna nell'isoletta che fu buen ritiro di Ingmar Bergman (Fårö per l'appunto) si sia trasformato - e non avrebbe potuto essere diversamente - in un intimistico e tormentato ripiegamento emotivo, non privo di una diffusa serenità di fondo, evidente nei pochi episodi (Stillborn, words apart) illuminati da una luce folk appena più brillante.
Come collocare BURMA nel percorso artistico di Kleinhenz? Diciamo così: insieme al disco precedente (o successivo) segna evidentemente un passaggio meno pop e sempre più autarchico nella carriera del Nostro, che mi sembra assomigli sempre di più a un singer/songwriter come Damien Jurado.
Da avere se vi piace il genere cantautore di ispirazione americana più o meno tormentato.
E già che ci sono vi segnalo che qualche giorno fa, tra un tour europeo e l'altro, Bjorn ha pubblicato anche un ep di sei pezzi intitolato Dackes Drabanter: sostanzialmente delle outtakes degli ultimi lavori, quasi interamente acustiche, delicate ed eleganti come sempre.
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