
Mai sentito parlare di Knutur Svavar? No? Bene, nemmeno io, almeno fino a qualche giorno fa, quando sono incappato per caso nel suo disco d'esordio. Knutur è in fondo il più classico dei singer/songwriter di ispirazione anglo-americana, e la sua provenienza (Reykjavik, Islanda) sembra in verità più un fatto anagrafico che stilistico: non c'è la raffinata obliquità di tanti colleghi isladesi nella canzoni di Knutur Svavar, tuttavia una buona metà di quelle contenute nel disco mantiene l'idioma nazionale, che rivela ancora una volta la sua inaspettata dolcezza.
Ecco, un disco come Kvöldvaka è una di quelle sorprese che a volte ti ritrovi sulla strada senza aspettartelo, e forse proprio per questo le apprezzi di più. Knutur è una sorta di hobo, un artista che bada al sodo, un viaggiatore ispirato, uno di quelli che trovi a qualche angolo di strada con la custodia dello strumento aperta davanti a sè, qualche spicciolo che vi brilla all'interno e un pugno di persone assorte ad ascoltarlo: canta e suona la sua chitarra acustica, e poco altro gli serve, giusto l'aiuto di qualche buon amico per aggiungere armonie vocali e qualche dolce nota di violino alle sue morbide melodie.
A parte la bravura tecnica del Nostro (che suona con dita sapienti ed ha una voce intima ma di forte personalità), ciò che è sorprendente tra le varie tracce di Kvöldvaka (che significa "risveglio mattutino", e in effetti rende l'idea di una lunga notte polare passata a distillare buona musica), è la pura bellezza di ogni episodio, dalla divertita citazione country di Clementine al lungo crepuscolo di Emotional anorexic, dal gentile afflato pop di Ease your mind e Tiger and bear al coinvolgente e catartico singalong di Yfir hola og yfir haedyr, passando per almeno un'altra mezza dozzina di piccole gemme (sentite cos'è Under birkitrè: uno sguardo da Nick Drake su distese di ghiacci e cielo) in cambio delle quali una schiera di cantautori scandinavi venderebbe senza pensarci i propri stivali di cuoio, e che gente come Will Oldham, spiace per lui, non scrive più da un bel pezzo. Insomma, forse esagero, ma mi sembra proprio una meraviglia.
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