03 marzo 2010

Hafdis Huld - Synchronised Swimmers


Non c'è dubbio che l'Islanda sia patria di musicisti particolari, oltre che talentuosi: dalle fortunate sperimentazioni di Bjork al rock atmosferico dei Sigur Ros, dal folk obliquo e colorato di Seabear e Rokkurrò al pop di Emiliana Torrini e Bang Gang, ogni prodotto arrivato dalla terra dei ghiacci sembra possedere un'aura di originalità ed eclettismo. Tra gli artisti citati si sono ritagliati una fetta di celebrità internazionale anche i Gus Gus, collettivo proteiforme dedito alle più svariate contaminazioni elettro-pop, e proprio nei Gus Gus ha militato per un buon periodo Hafdis Huld, prestando la sua voce delicata ad almeno un paio di dischi della band.
Come molti artisti connazionali, la giovane Hafdis ha deciso di dividersi fra l'Islanda e il Regno Unito e si è già affacciata sulla scena internazionale quattro anni fa con un album, Dirty Paper Cup, che pareva l'esatta dimostrazione di quell'"attitudine islandese" di cui parlavamo pocanzi, mescolando con una certa disinvoltura songwriting folk acustico e soluzioni più o meno inusuali, dal taglio molto artigianale e al contempo assolutamente godibili.
Arrivata con Synchronised Swimmers alla seconda prova solistica, Hafdis sembra aver deciso di "raddrizzare" le sue canzoni, puntando ad ottenere una maggiore immediatezza, ripulendo anche il suono senza rinunciare al proprio stile. Ne risultano pezzi di leggera e briosa semplicità acustica come Action man, Oldest friend, Kongulò, One of these things, Synchronised swimmers, Daisy, Time of my life, Homemade lemonade, Robot robot, che ricorderanno senz'altro all'ascoltatore smaliziato almeno un centinaio di cantautrici americane, ma al contempo si faranno enormemente apprezzare da chiunque ami il pop più luminoso, morbido, sorridente, primaverile e nemico di ogni complicazione più o meno sperimentale. E non c'è in verità il rischio che Hafdis Huld finisca per essere "una delle tante", perchè - al di sotto dell'apparente semplicità dell'approccio melodico - è ovunque evidente, anche negli epidodi un po' più "scontati" (la romantica Vampires ad esempio) un lavoro di fino, sia esso nel piacevole intreccio delle corde, nelle misurate pennellate di fisarmonica o nelle liriche sempre animate da un'intelligente ironia. Forse Synchronised non è un deciso passo avanti rispetto ad un esordio tanto interessante (recuperatelo se potete!), ma è sicuramente una compagnia piacevole e mi sento di consigliarlo a tutti senza alcuna remora.

1 commenti:

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