13 febbraio 2010

Oriel Joans - Oriel Joans


Åland è un arcipelago frastagliato che si trova a metà fra la Finlandia e la Svezia, finlandese di bandiera ma svedese di lingua. E proprio di Åland sono originari gli Oriel Joans, tre ragazzi e una ragazza, tutti multistrumentisti, che suonano insieme da qualche anno e, dopo traversie varie ed esperienze da buskers in giro per l'Europa, oggi pubblicano (senza etichetta, solo online) il loro primo album.
Di solito, lo ammetto, non dedico tempo ai dischi autoprodotti, ma in questo caso il mio pregiudizio mi avrebbe portato ad ignorare una delle band più interessanti e promettenti dell'intero panorama scandinavo. Mi sono bastate le prime note di I only wish to lay per innamorarmi degli Oriel Joans: delicate armonie vocali, acustica e glockenspiel in evidenza e una melodia illuminata di crepuscolare e rurale malinconia, tra Kings Of Convenience, Fleet Foxxes e Perishers. L'accostamento con il celebre duo norvegese ricorre con naturalezza lungo tutti i dieci episodi del disco, ma gli Oriel Joans - fin dalla successiva Heart - dimostrano di padroneggiare con abilità innegabile un forte senso dinamico delle canzoni, sempre arricchite da piacevoli e per nulla scontati apporti strumentali (flauto e sax ad esempio).
I Nostri si muovono in quel territorio pop-folk che oggi sembra essere tornato di moda (Bon Iver, Woodpigeon, Mumford & Sons...), e lo declinano con l'accento essenziale, brillante e immediato tipico di molti artisti scandinavi come, ad esempio, Pelle Carlberg, ma anche i recentemente celebrati Northern Portrait e Hellsongs, o ancora Bodebrixen, Marching Band, My Little Pony, Jeremy, etc..
Ciò che Oriel Joans hanno in più rispetto alla media è quel tocco di aggraziata raffinatezza che deriva da una lunga consuetudine con gli strumenti, da un lavoro artigianale ma certosino negli arrangiamenti e da una capacità di scrittura davvero invidiabile (sentite la quieta e cantautorale Great shades e resterete probabilmente a bocca aperta).
Insomma, ce n'è a sufficienza per festeggiare il primo album importante del 2010. Ma non può che rimanere una sensazione di incredulità e meraviglia nel ribadire il fatto che nessuna delle prolifiche (e di solito molto attente) label svedesi abbia messo le mani su questo gioiellino.

Tutto il disco in ascolto qui.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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