
Un paio d'anni fa mi aveva positivamente colpito l'esordio di Joel Alme, giovane singer/songwriter svedese capace di scrivere (e cantare) canzoni davvero con il cuore in mano, un po' Hakan Hellstrom, un po' Jens Lekman. Passato dalla piccola ed eclettica Sincerly Yours alla più solida Razzia Records (Hello Saferide, Maia Hirasawa), Joel esce oggi con il suo secondo album, Waiting For The Bells, prodotto da un maestro di equilibrio ed eleganza come Mattias Glavå (l'uomo che sta dietro i due dischi di Anna Jarvinen, e qui mi fermo...).
Ed è decisamente una bella conferma. Alme si tuffa anima e corpo in un passato pop (tra i classicissimi Motown, il poderoso lirismo di Van Morrison e il Dylan più accorato) in cui le canzoni grondano emozioni e si rivestono in ogni loro più piccolo particolare di archi e fiati maestosi, e ci offre un disco che volutamente vuole assomigliare, anche nei suoni, ad un prodotto dei tardi '60: grande romanticismo, lussuosi arrangiamenti, liriche programmaticamente d'amore e sofferenza, enfasi vocale a profusione.
Su tutto, forse, l'idea di un prodotto costruito (con notevole abilità) a tavolino, ma non è in fondo un grosso problema: Waiting For The Bells è in definitiva una pregevole e godibilissima raccolta di canzoni che sarebbe un errore definire "fuori moda", piuttosto un omaggio appassionato a un tempo ormai lontano in cui il pop ha vissuto il suo apice irripetibile.
1 commenti:
What a lovely blog! Keep sharing amazing Swedish music =)
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