
Dato statistico: un buon ottanta per cento dei dischi di cui parliamo in questo blog sta dalle parti di un pop più o meno solare e "leggero". In parte è una scelta personale, certo, ma la cifra rispecchia un'idea di musica popolare che in Svezia e dintorni è dominante, persino nel mondo delle etichette indipendenti. Insomma, è quel genere di pop che gli scandinavi sono tanto bravi a fare, e grazie al quale molte band si fanno conoscere oltre frontiera.
Poi però ci sono gruppi/artisti che viaggiano decisamente su un'altra strada: singer/songwriters ombrosi o intimisti, band che sperimentano soluzioni originali e meno immediate, e gruppi difficilmente inquadrabili (per scelta deliberata) come The Tiny.
Ellekari Larsson e Leo Svensson, coppia nella musica e nella vita, non sono certo due esordienti: hanno lunghe gavette e due album alle spalle, l'ultimo dei quali, Starring someone like you (2006), è stato unanimemente recensito come poco meno di un capolavoro. Gravity & Grace arriva a tre anni di distanza già carico di molte aspettative, ed anche per questo motivo è uno di quegli album che va ascoltato e riascoltato in modo attento per coglierne appieno il valore e le sfumature.
Diciamo subito che lo stile peculiare dei Nostri rimane immutato: la voce magica, accorata, versatile di Ellekari resta al centro di composizioni melodicamente complesse e composite, attorno alle quali fioriscono arrangiamenti di grande eleganza, che però oggi sembrano decisamente meno barocchi e ambiziosi del passato e preferiscono un dialogo essenziale fra cantato, pianoforte e violoncello (in fondo lo "scheletro" musicale dei The Tiny), allargando di volta in volta il discorso ad altri strumenti (fiati, glockenspiel, ecc.).
Fin dall'iniziale Last weekend, Ellekari e Leo puntano tutto ad una dimensione emotiva cantautorale, finalizzata ad ottenere il massimo con il minimo materiale sonoro (voce e piano, per l'appunto), giocando con abilità sull'alternarsi di pieni e vuoti, lento e veloce, e raddoppiando l'effetto soltanto con il crescendo "spettrale" dei cori.
Il copione è sostanzialmente lo stesso per gli altri dieci pezzi, che disegnano un mondo notturno di radi ma splendenti bagliori, dove l'intimismo quasi confidenziale delle liriche e delle melodie emerge in rapidi e coinvolgenti climax, tra folk onnivoro ed obliquo e colte reminiscenze classiche.
Inutile ripetere i soliti paragoni: a tratti le canzoni dei The Tiny possono ricordare da vicino Tori Amos (Ten years per esempio, almeno nel principio), i Cocteau Twins, Kate Bush, Joanna Newsom oppure, per rimanere in Svezia, Anna Ternheim, Britta Persson, Anna Järvinen e Frida Hyvonen. Tuttavia il fascino delle composizioni di Ellekari e Leo è ormai svincolato da ogni modello e l'ex Talk Talk James Webb, chiamato come produttore, ha in effetti rispettato nel profondo la peculiarità dei The Tiny, tenendo la mano leggera e assecondando la forza originaria ed essenziale di ogni canzone.
Nel complesso Gravity & Grace - per altro titolo quantomai azzeccato e aderente al suo stile concreto ed aereo al tempo stesso - è un album maturo e privo di momenti deboli, concluso poi in modo sontuoso quanto inaspettato con la cover di Pet sematary dei Ramones, rilettura originalissima e davvero memorabile, con la voce di Ellekari che quasi si rompe e uno sghembo violoncello da film horror.


