17 luglio 2009

Tada Tátà - Tada Tátà EP


Personalmente non ho ben capito se Tada Tátà sia una solista, un duo, o il nome di una band (le notizie che ho raccolto in rete mi fanno propendere per la seconda possibilità). L'unica cosa certa è che il loro EP di esordio è una delle cose più incantevoli che mi sia capitato di ascoltare quest'anno.
Questi ragazzi (e soprattutto ragazze) di Umeå, estremo nord della Svezia, hanno trovato casa presso la piccola Cosy Recordings, minuscola patria del twee svedese a bassa fedeltà (The Budgies, The Garlands, Elenette, ecc.), ed in effetti trovano spazio magnificamente tra tante band dedite al pop gentile ed artigianale.
Tada Tátà EP però sembra avere un fascono ed una marcia in più rispetto alle altre produzioni della Cosy, nonostante i pezzi valutabili siano solo sette (di cui due strumentali).
Probabile che alle prime note di Someone (intro) - mandolino, fisramonica, voce - già sarete innamorati della purezza naif dei nostri, e canzoni di totale grazia folk-pop come Hit the wall, Sticky dumb gum, After school activities, Ebony non faranno che confermarvi il gioioso talento dei Tada Tátà. Apparentemente non vi è nulla di costruito nelle canzoni della band di Umeå, tutto sembra registrato in presa diretta in qualche tiepida cameretta, tra gatti sonnacchiosi e tazze di tè fumante, eppure - ad un ascolto più attento - vi apparirà evidente il lavoro di cesello che sta dietro ad ogni pezzo: la sovrapposizione delle voci femminili, i carillon campestri del glockenspiel, i pochi sapienti sprazzi di ritmica ora elettronica ora analogica, l'uso elegante del violoncello e quello sorridente del pianoforte giocattolo, le melodie fluttuanti, leggere, primaverili e al contempo assolutamente incisive. Una perfetta colonna sonora per chi sogna prati in fiore, cieli azzurri, nuvole da cartolina e alberi ombrosi.
Una vera sorpresa. Da non perdere!

15 luglio 2009

Jeniferever - Spring Tides


Se vi capita di fare un giro sul sito degli svedesi Jeniferever, vi accoglierà un cielo notturno istoriato di costellazioni (le stesse che campeggiano in copertina). Scelta grafica interessante, che già da sola dice parecchio del sound della band di stanza ad Uppsala, in tutto e per tutto evocativo di spazi vasti, illimitati, notturni, sognanti, ad un tempo estatici e malinconici.
No, non è musica pop nel senso in cui la intendiamo di solito (non so perchè, ma quasto mese, prima delle meritate vacanze, recensisco solo musica "triste"...), ma il gruppo di Kristofer Jönson ha davvero un potere immaginativo superiore a quello di molti colleghi di area indie-rock o post-rock. Ascoltate Spring Tide, secondo album dei Nostri, e vi ritroverete in un mondo di atmosfere dilatate, aurore boreali, maree che si alzano e si abbassano con immensa impercettibile energia, luci elettriche che baluginano nella notte, vortici di neve osservati da dietro un vetro, nuvole temporalesche che si allungano all'orizzonte.
Quando si fanno nervosi e chitarristici, i Jeniferever possono assomigliare a certe cose dei Cure, ma le linee melodiche accessibili e l'uso della voce li avvicinano maggiormente all'indie obliquo e intelligente di Death Cab For Cutie e Band Of Horses, mentre fughe e dilatazioni ricordano più Appleseed Cast o i nostri Giardini di Mirò dei sempre troppo citati Sigur Ròs.
La qualità degli arrangiamenti è ovunque molto alta e bisogna riconoscere come i quattro svedesi abbiano preparato con cura la scaletta, evitando rischiose (leggi noiose) divagazioni e tagliando al punto giusto anche i pezzi più estesi.
Da procurare ora e conservare per l'inverno.

10 luglio 2009

Alcoholic Faith Mission - 421 Wythe Avenue


421 Wythe Avenue è l'indirizzo della casa di Brooklyn (potete vederla ritratta nella bella copertina qui sopra) in cui i danesi Alcoholic Faith Mission hanno vissuto durante la creazione del loro ultimo (secondo) album.
Ora, fa una strana impressione parlare di questo disco in piena estate, visto che le undici tracce di 421 Wythe Avenue possiedono un'atmosfera decisamente invernale, tuttavia il disco è appena uscito e ad un freddofilo come il sottoscritto non dispiacciono affatto questi pezzi che evocano lunghi inverni di ghiaccio. Sune Sølund e Thorben Seierø Jensen, la vera anima di Alcoholic Faith Mission, non sembrano in verità avere una predilezione per la forma canzone tradizionale: le loro composizioni hanno una dimensione in generale ampia e lenta e sono costruite attraverso una strumentazione che mette insieme tradizione acustica ed elettronica gentile e discreta. La voce fragile di Kristine Permild (alternata a quella sottile di Thorben) aggiunge poi ai pezzi una leggerezza che contrasta piacevolmente con la gravità notturna dei paesaggi melodici disegnati dalla band. Siamo insomma in un territorio a cavallo di diversi generi: in partenza è evidente un'attitudine quasi cantautorale, ma subito il discorso si allarga abbracciando elementi della musica ambientale, del post-rock, dello shoegaze, del dream-pop, senza mai perdere di vista le radici di un folk-rock crepuscolare e onirico. Un po' come se Sufjan Stevens mischiasse insieme cover dei Sigur Ròs e dei Redhouse Painters , come dei Notwist al rallentatore (scusate gli esempi balzani), oppure - per non andare troppo lontano - come il pop ibrido della svedese We Are Soldiers We Have Guns.
Non è certo l'immediatezza melodica l'obiettivo degli AFM, però pezzi come Gently, Nut in your eye, We all have your shortcomings, Did you eat hanno davvero l'effetto catartico di una carezza lieve e delicata, e lasciano immaginare orizzonti aerei, lontani e incontaminati. Se poi vi annoiano i dieci malinconici minuti di Sweet Evelyn, non avete che da premere il tasto skip e passare oltre: gli AFM vi culleranno con le dolci spire elettriche di Painting animals in watercolors e Guilty scarred eyes o con l'arpeggio rurale e sognante di Someone else.

Guilty Scarred Eyes