
Non sono certo molti i gruppi svedesi che osano inserire in un proprio album una cover degli Abba. In effetti i successi planetari dei padrini del pop scandinavo sono oggetti piuttosto ingombranti e difficili da maneggiare, a meno che non lo si faccia con uno spirito ironico o addirittura iconoclasta. Stupisce ancor di più quindi scoprire che nell'omonimo disco di debutto dei "seri" Two White Horses campeggia niente meno che la frivola Super Trooper, trattata con spirito artigianale ma con un rispetto completo dell'originale. E stupisce a maggior ragione perchè la celebre amabile sciocchezza melodica degli Abba prende posto in mezzo a lenti ed eterei episodi che sembrano una versione morbida e rurale delle murder ballads di Nick Cave.
Jacob e Lovisa Nyström (quest'ultima presente anche nel "cast" del benemerito progetto Sakert! di Annika Norlin), unici titolari del nome Two White Horses, sembrano avvertire fin dal principio l'ascoltatore che il loro motivo guida è la naturalezza di stampo folk, intesa soprattutto come attitudine musicale, come rinuncia ad ogni apporto esterno, ad ogni abbellimento di produzione, ad ogni aggiunta strumentale fine a sè stessa. Tutto nelle dieci canzoni del disco è suonato dai due fratelli (pianoforte, chitarra acustica, qualche sinth, un violoncello) e ruota elegantemente attorno alle loro voci, con un effetto che spesso ottiene davvero un'atmosfera di magica sospensione (Statues and ponds, Naked natives), interrotta piacevolmente giusto dall'episodio citato e da altre due imprevedibili cover, Tous les garcons et les filles di Francoise Hardy e Good times are gone forever degli Equals, cui si aggiunge la versione pregevolissima di Candy, gioiellino pop della svedese El Perro Del Mar.
Insomma, sono un oggetto piuttosto strano questi Two White Horses, ma è soprattutto questo il loro fascino. Senza dubbio un disco da non sottovalutare.



