
Due anni fa Though I'm just me, disco d'esordio di Maia Hirasawa, ci ha fatto praticamente gridare al miracolo (e canticchiare And i found this boy per un bel pezzo). Ovvio quindi che ci sia molta attesa intorno al secondo lavoro della talentuosa artista nippo-svedese, intitolato GBGVSSTHLM, curiosa sigla che sta a significare "Goteborg contro Stoccolma", la città in cui Maia si è trasferita (per amore) contro quella in cui è cresciuta, a suggerire che il nucleo tematico delle canzoni nuove è decisamente autobiografico.
E l'attesa, possiamo dirlo senza tema di smentite, è ripagata da un disco che forse non ha l'impeto trascinante e l'effetto sorpresa del primo, ma è una raccolta di canzoni dallo stile sempre più personale, riconoscibile e maturo. Il songwriting della Hirasawa è un caleidoscopio di brillanti idee melodiche, una variopinta girandola pop che fa esplodere attorno alla sua voce sicura una variata serie di soluzioni orchestrali.
Episodio dopo episodio, attorno al pianoforte di Maia (vero centro propulsore dell'album, l'affascinate e disorientante singolo South again sta a dimostrarlo) crescono e si dipanano i luminosi arrangiamenti di fiati e/o di archi e/o elettro-acustici e/o corali e folkeggianti, che già conoscevamo dal primo lavoro, adesso ancora più raffinati ed entusiasmanti, giocosamente imprevedibili (prendete la complessa e apparentemente stralunata struttura di Though i'm just me, con il suo alternarsi di vuoti e pieni) e a tratti esotici, romantici (il duetto con Nicolai Dunger di I will sing for you) e bambineschi (la filastrocca micidiale di I woke up comincerete a fischiettarla dopo un solo ascolto, garantito).
Maia ha descritto l'album nuovo definendolo meno solare e diretto del prededente. Può darsi, specialmente dal punto di vista delle liriche, ma musicalmente l'impressione è che GBGVSSTHLM sia un sorridente girotondo esattamente come lo era il disco d'esordio, con la differenza che la Hirasawa ha messo da parte ogni traccia di spontanea ingenuità ed ha lavorato in modo strenuo su ogni più piccolo particolare (non ultimo sul suo strumento migliore, ovvero la voce: sentite cosa fa nella quasi bjorkiana At the afterparty), alternando senza soluzione di continuità corse a perdifiato e momenti di contemplazione, ironia e confidenze, inni pop alternativi da cantare a squarciagola (The wrong way) e intime tenerezze (Hush now), pura spensieratezza (Eleven) e salti nell'aria (This is what we have).
Non sappiamo chi vinca alla fine, nella sfida tra Stoccoma e Goteborg; di certo però sappiamo che Maia Hirasawa ha vinto alla grande una delle scommesse più difficili per ogni artista che possa vantare un esordio celebrato e premiato dal successo, quella del "secondo album".
Insieme alla collega e amica Annika Norlin (Hello Saferide, anche lei recentemente alla seconda prova), Maia sembra anzi comporre una sorta di coppia ideale del pop scandinavo: la ragione (Annika) e il cuore (Maia), si potrebbe dire, giusto per giocare un po'. Al di là delle etichette resta però il fatto che le due ragazze meriterebbero un'attenzione internazionale che purtroppo sembra latitare, e che non rende merito al livello impressionante delle loro proposte.
Insomma, giù il cappello: GBGVSSTHLM è un disco vario e intelligente, leggero e insieme complicato, capace di divertire ed emozionare al tempo stesso.
Il disco è in ascolto sul myspace di Maia. Approfittatene finchè siete in tempo.
South again



