
Ascoltando Mainly Mute, che è il disco di debutto di Bellman, il primo pensiero che mi è venuto è "assomiglia a qualcosa che ho già sentito". Il che - ci tengo a precisarlo - per me non è affatto il presupposto di una critica negativa: il 99% della musica che ascolto solitamente assomiglia a qualcosa di già suonato prima, e non c'è nulla di scandaloso. Allora ho dato uno sguardo veloce alla mia collezione di dischi e ho trovato quello che cercavo: un album intitolato Under the waves di una band londinese chiamata Lorien, che mi risulta essersi sciolta subito dopo l'esordio, passato colpevolemente inosservato nonostante la produzione major.
Ora, non so se Arne Johan Rauan, il ragazzo norvegese che sta dietro il nome Bellman, abbia mai ascoltato i Lorien (probabile che all'epoca avesse 12 anni) - cosa che hanno fatto comunque in pochi - però le canzoni di Mainly Mute sembrano davvero il seguito mai scritto di quel disco. All'epoca i Lorien erano paragonati ad una versione più raffinata ed eterea dei Coldplay. Vero, direi. Oggi, nelle note stampa, Bellman viene avvicinato ai Sigur Ròs e ai Mercury Rev. Falso, a meno di ridurre tutta la sua cifra stilistica alla misurata grandeur di alcuni arrangiamenti.
In realtà Rauan è un romantico à la Damien Rice, alla Tom Mc Rae, alla Starsailor, di quelli cresciuti tra i primi dischi dei Radiohead e l'unico di Jeff Buckley: le sue canzoni si nutrono di un'epica gentile ed atmosferica, nascono essenziali e si gonfiano a poco a poco di archi, cori ed elettricità statica, emozionanti e dilatate, malinconiche e notturne.
Ecco, appunto: niente che non abbiamo già sentito, però fatto con il cuore. E con un livello di scrittura quasi sempre di notevole livello, mai troppo "facile" e al contempo mai stucchevole o meramente ripetitivo.
Spaceship move slow



