06 novembre 2009

Friska Viljor - For New Beginnings


Quattro anni fa Bravo! ha fatto conoscere in giro il nome degli stoccolmesi Friska Viljor. Il disco d'esordio proponeva un'originale forma di indie-rock nervoso e gioiosamente melodico al tempo stesso, una sorta di Libertines o di Shout Out Louds ibridati con elementi folk e profumi balcanici, operazione forse non sempre a fuoco ma dotata di indubbio fascino e personalità.
Dopo l'interessante opera seconda Tour de hearts, Daniel Johansson e il compare Joakim Sveningsson tornano con un ulteriore equilibrato ma sensibile cambio di orientamento.
For New Beginnings
(titolo forse programmatico) si apre in effetti, con Die die die, in una dimensione folk rurale, spontanea, corale e coinvolgente che fa pensare al grandissimo norvegese (ahimè scomparso) St.Thomas oppure a Sufjan Stevens e ai Fleet Foxes, per poi virare subito verso il pop semplice e solare di If i die now, che potrebbe appartenere al repertorio tanto di un Montt Mardiè quanto di un Pelle Carlberg. Qualche sapore di est Europa si sente ancora, per esempio nel riuscito indie-valzer Hey you e nell'incedere saltellante dell'irresistibile Wohlwill Strasse (ecco, se volete una prova del felice ibrido concepito dai FV ascoltate questa canzone!), o nell'uso, qua e là, di mandolino e fisarmionica, ma è soprattutto nel crescendo dei ritornelli, nel renderli potenti e immediati, che i Friska Viljor dimostrano di essere cresciuti moltissimo nel corso della loro breve ma prolifica storia artistica: lo dimostrano chiaramente l'esuberanza melodica dei pezzi già citati, nonchè delle successive Hibiskus park, Manwhore, People are getting old, che ci ricordano da vicino i nostri amati Marching Band (che, tra parentesi, stanno registrando con Jari Haapalainen), oppure i celebrati folk-poppers Herman Dune, e manifestano una sapiente complessità di arrangiamenti. Altrove poi i Nostri ci fanno addirittura venire in mente la raffinatezza sorniona dei migliori Concretes (sentite I want you) e concludono con un gioiellino di pregevole fattura come Should i apologize, che potrebbe essere dei Fanfarlo come di Billie The Vision.
Insomma, al di là di tante somiglianze più o meno occasionali, i FV si piazzano esattamente a metà fra l'onnivora e retrospettiva scuola pop scandinava e la poderosa scena folk-rock di cantautori e gruppi nordici di ispirazione "americana": una posizione che permette loro di attingere in fondo il meglio da entrambe le linee (disimpegnata la prima, più "seria" la seconda), rappresentando una soluzione dotata di originalità e di ironia leggera e piacevole, colorata poi da apporti musicali decisamente "particolari" ma mai preponderanti.
Da non perdere per nessun motivo!

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