16 agosto 2009

JJ N°2


Negli ultimi mesi nessun disco scandinavo ha raccolto recensioni entusiastiche e pluristellate in mezzo mondo come il secondo album dei JJ, siglato semplicemente N°2 (il primo in realtà era un 7" con due pezzi uscito all'inizio dell'anno). Forse il mistero che circonda la band (si dice che sia un duo, qualcuno ipotizza che siano i compagni di etichetta Tough Alliance sotto mentite spoglie) ha contribuito a creare una piccola hype intorno ai JJ - Pitchfork è il loro sponsor numero uno - ma è in fondo sbagliato fermarsi troppo a speculare sull'identità di questi talentuosi creatori di melodie con queste melodie nelle orecchie.
La Sincerly Yours, label di Goteborg che pubblica N°2, ha un taglio pop-elettronico nelle sue produzioni, e i JJ si inseriscono perfettamente nel mood degli artisti dell'etichetta svedese, Air France e Honeydrips ad esempio.
Cos'hanno allora i JJ in più rispetto agli altri? Difficile definirlo a parole. Può darsi che suoni un po' provocatorio (per gli appassionati di pop elettronico) dire che i JJ suonano elettronico ma non sembra affatto, ma oggettivamente è così: lo provano l'uso costante della forma canzone, l'ultilizzo di strumenti analogici insieme ai sinth e al campionatore, la scelta di ritmiche sempre leggere, l'attitudine artigianale della produzione, che ottiene una sorprendente eleganza sonora puntando ad un'estrema semplicità. Insomma, non fosse per l'architettura sintetica dei pezzi, la calda e aggraziata voce femminile che canta lungo l'intero album fa pensare poco ai modelli elettro-pop che conosciamo e molto alle cose migliori del twee-pop svedese, dai "modernisti" Club 8 ai "classici" The Charade e Acid House Kings.
A rendere il tutto più unico e succulento, c'è poi la capacità formidabile di mescolare senza soluzione di continuità delicati profumi esotici (i Caraibi di Things will never be the same again), sereni ed evocativi paesaggi marini (From Africa to Malaga), calibratissime divagazioni onirico/psicotrope (il singolo Ecstasy, una sorta di Born Slippy passata per le mani dei Royksopp), soffici ballate acustiche che oseremmo definire romantiche (Are you still in Vallda?, la conclusiva Me & Dean, apparentemente registrata live, voce e chitarra), eterei carillon (My love) che si sfaldano e si ricompongono come nuvole in corsa (Intermezzo), arrivando a fondere i diversi ingredienti nel candido spleen di My hopes and dreams e nella liberatoria Masterplan. Nove pezzi in tutto - 26 minuti la durata - da scoltare rigorosamente tutto d'un fiato, visto che ogni momento si compenetra con l'altro, sviluppando da una canzone all'altra invisibili fili melodici, lirici e strumentali.
Gran disco, senza dubbio, diverso da tutto quello che abbiamo ascoltato quest'anno (e non solo). L'unico difetto è che, alla fine, ci resta la voglia di attribuire a dei nomi e cognomi le meritate lodi per questo piccolo sfavillante gioiello pop.

1 commenti:

mboom ha detto...

più l'ascolto e più non me lo tolgo dalla testa. Che viaggio!