
Se vi capita di fare un giro sul sito degli svedesi Jeniferever, vi accoglierà un cielo notturno istoriato di costellazioni (le stesse che campeggiano in copertina). Scelta grafica interessante, che già da sola dice parecchio del sound della band di stanza ad Uppsala, in tutto e per tutto evocativo di spazi vasti, illimitati, notturni, sognanti, ad un tempo estatici e malinconici.
No, non è musica pop nel senso in cui la intendiamo di solito (non so perchè, ma quasto mese, prima delle meritate vacanze, recensisco solo musica "triste"...), ma il gruppo di Kristofer Jönson ha davvero un potere immaginativo superiore a quello di molti colleghi di area indie-rock o post-rock. Ascoltate Spring Tide, secondo album dei Nostri, e vi ritroverete in un mondo di atmosfere dilatate, aurore boreali, maree che si alzano e si abbassano con immensa impercettibile energia, luci elettriche che baluginano nella notte, vortici di neve osservati da dietro un vetro, nuvole temporalesche che si allungano all'orizzonte.
Quando si fanno nervosi e chitarristici, i Jeniferever possono assomigliare a certe cose dei Cure, ma le linee melodiche accessibili e l'uso della voce li avvicinano maggiormente all'indie obliquo e intelligente di Death Cab For Cutie e Band Of Horses, mentre fughe e dilatazioni ricordano più Appleseed Cast o i nostri Giardini di Mirò dei sempre troppo citati Sigur Ròs.
La qualità degli arrangiamenti è ovunque molto alta e bisogna riconoscere come i quattro svedesi abbiano preparato con cura la scaletta, evitando rischiose (leggi noiose) divagazioni e tagliando al punto giusto anche i pezzi più estesi.
Da procurare ora e conservare per l'inverno.
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