
Cosa c'è nella musica di Anna Järvinen che la rende così bella, affascinante, particolare, in definitiva unica? Un paio d'anni fa il disco d'esordio Jag Fick Feeling colpì la critica intera per la sua matura e al contempo freschissima eleganza, abbastanza lontana dalle prove gradevoli ma poco personali dei Granada, band storica di Anna: era un disco non immediato, di quelli che crescono ascolto dopo ascolto e ti rapiscono con una forza misteriosa, di quelli che ti ricordano sempre i canoni della tradizione ma - te ne rendi conto a mano a mano che lo approfondisci - la stanno reinterpretando, o meglio rinnovando con una naturalezza sorprendente. In verità, pochi dischi possiedono queste caratteristiche: li trovi sulla tua strada ogni tanto, per caso, e magari sulle prime non ti sei nemmeno accorto di quanto erano importanti. Poi, capiscoi che ti hanno segnato...
Ecco, Jag Fick Feeling è stato uno dei dischi svedesi "importanti" degli ultimi anni, ed il fatto che sia rimasto tesoro di pochi appassionati (le liriche sono tutte in svedese, per altro...) da un lato ne ha preservato la purezza, e dall'altro fa rimpiangere la scarsa o nulla fama che gode questa eterea ragazza ormai trentenne, di origine finalndese ma residente a Stoccolma.
Man Var Bland Molnen arriva a due anni di distanza dall'esordio solista esattamente come si era presentato quest'ultimo: in punta di piedi, timidamente, quasi per paura di disturbare. Gustav Ejstes, chitarrista degli psichedelici e sperimentali Dungen, ha lavorato con Anna alle sue nuove dieci canzoni, che vivono della medesima diafana luminosità nordica che emanavano quelle che già conosciamo. La Järvinen in fondo è una cantautrice tradizionale, legata alle forme del folk-pop più delicato ed intimista (adesso mi viene in mente un'altra artista poco conosciuta ma rivalutata di recente, Vashti Bunyan), e al contempo ogni cosa che canta e scrive si muove in un'atmosfera senza tempo e dai confini per nulla segnati, dove l'America profonda incontra e si fonde in modo totale con il folk del Nord Europa, senza perdere mai di vista l'appeal melodico e con un'apertura costante ad altri svariati influssi.
Ejstes ha evidentemente contribuito alle chiare sfumature blues presenti qua e là nel disco (Är det det här det handlar om ad esempio) e, in generale, ad un'energia chitarristica in parte nuova nello stile di Anna, tuttavia il fascino di queste canzoni morbide e insieme inquiete, semplici e complesse, travolgenti e gentili (sentite Tänker inte säga mer e ditemi se non ci sono tutte queste caratteristiche in contemporanea), lo può rivendicare con decisione la stessa Järvinen, con il suo innato talento compositivo.
La dolcezza crepuscolare di Anna - della sua voce, del suo modo garbato e insieme risoluto di porgere ogni canzone - è il tratto distintivo di tutti i brani dell'album, dalla lieta, serena, solare apertura di Låt det dö e Äppelöga (la grazia campestre dell'armonica dylaniana, suonata dalla stessa Järvinen, può far cambiare il meglio il vostro umore anche nelle giornate più buie e in definitiva vale da sola il viaggio), alla malinconia di piano e violoncello di Boulevarden e Såhär, screziate di jazz e accorate nel loro sottile lirismo; dal profumo di Faiport Convention e Nick Drake dell'intensa, raffinatissima Ruth, alla ballata conclusiva Naktmusik, che suona un po' come il manifesto musicale di Anna, con la sua fluttuante leggerezza folk.
Se poi Man Var Bland Molnen valga più o meno di Jag Fick Feeling è un discorso in verità difficile e forse piuttosto superfluo in cui imbarcarsi, e che forse interesserà solo a quelle poche dozzine di persone che hanno avuto la pazienza di scovare questi piccoli gioielli nella rete (a poco prezzo, davvero, fate uno sforzo...). Ciò che accomuna i due dischi di Anna Järvinen alla fine sapete cos'è? Per me è la bellezza. Punto e basta. Quel genere di bellezza che non si percepisce in superficie, che non sai nemmeno definire a parole, ma che c'è: rara, preziosa. A volte basta solo saperla cercare...
Låt det dö (live)
10 commenti:
grazie tanto. non ho capito tutto ma mi sento molto... thankful. baci(si dice cosí?)/anna j.
Rimango piacevolmente stupito dall'esistenza di un blog sull'indie pop scandinavo, tra l'altro in italiano.
In effetti io che lo scrivo sono ancora il primo ad esserne stupito...
Grazie per essere passato da queste parti Alberto!
Ciao
Ehy, Anna Järvinen è passata sul blog!!!
Sono onorato...
Thanks Anna! I'm a fan...
no io devo dire grazie. dove posso andare a cantare in italia? sarebbe meraviglioso. scusa la mia lingua italiana:)!!! speak soon. anna
Guarda, penso che ci tornerò spesso. Conosco poco dell'indie scandinavo (Loney Dear e Jens Lekman), ma quel poco è fra le cose che preferisco. Qui posso approfondire.
Aggiungo, ma spero che non ti sembri una autopubblicità, che se vuoi ascoltare del pop non scandinavo (cioè, mio) puoi andare su http://www.rockit.it/album/10702/alberto-arcangeli-dreamsongs dove ci sono i pezzi in streaming, oppure su www.albertoarcangeli.com in cui si può scaricare. Naturalmente, non è un obbligo (ci mancherebbe!) e i pezzi sono tutti gratuiti.
A presto,
Alberto
Anna, we usually don't see many scandinavian artists playing live in Italy, probably 'cause only a few people know about them. Very sad, isn't it...
Anyway, it would be great to see you playing around here!
Congratulations for your italian: it's perfect! I'm amazed :D
Bellissimo album! Per chi risiede in Lombardia, segnalo il Ragnarock Nordic Festival a cui parteciperanno diversi artisti scandinavi (tra cui i Bodebrixen!!!)
il sito dovrebbe essere www.ragnarock.eu
w il pop scandinavo, direi :)
Grazie shibie! :D
Ho scoperto questo blog per caso e devo dire che mi è piaciuto molto sin da subito...sarà che non ci sono molti blog a riguardo in italiano...credo passerò spesso di qui ;)
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