
David Olof Peter Pagmar, in arte Montt Mardiè, è uno di quegli artisti che non sai mai se prendere sul serio o se ci sta menando tutti quanti per il naso, recitando in modo magistrale la parte del genietto musicale tanto istrione quanto schivo e imprevedibile, personaggio che sembra uscito dalla famigliaTenembaum, quella dell'omonimo film di Wes Anderson. Leggere per credere l'autobiografia che ha postato sul suo sito, formidabile mischione di verità e surreale finzione letteraria, che poi in fondo è il mondo in cui Montt Mardiè, l'alter ego di David, si muove da sempre perfettamente a suo agio.
Reduce da due dischi di notevole e forse incostante valore (l'ultimo, Clocks/Pretender, è un doppio piuttosto ingombrante, niente di sorprendente comunque per uno che racconta di avere scritto un'opera all'età di 18 anni) e da un contratto con la Ruffa Lane, label dei Lucky Soul, che distribuisce in Inghilterra una sorta di greatest hits, David pubblica oggi per la Hybris il suo terzo lavoro sulla lunga durata, dal misterioso titolo Skaizerkite.
Welcome to Stalingrad, pezzo ballabile e stravagante in pieno stile Montt Mardiè, è la perfetta presentazione per un raccolta di canzoni pop estroverse e ricche di ironia, decisamente più a fuoco e incisive rispetto ad una certa verbosità che emergeva nelle ultime cose di David. L'eclettismo tipico di Montt Mardiè è garantito e compreso nel biglietto d'ingresso, ma dal frullatore di Pagmar, capace di triturare citazioni una dietro l'altra e mettere insieme crooning romantico tradizionale e ritmi funk, folk cantautorale alla Badly Drawn Boy e melodie alla Prefab Sprout, solide memorie Motown e frivolezze anni '80, Bowie e Jens Lekman (e potremmo proseguire a lungo con gli accostamenti), emergono stavolta sapori sempre freschi e piacevoli.
Su tutto domina una evidente voglia di divertire e divertirsi, che sembra essere condivisa sia dal timido David che dal guascone Montt: da One kiss a Last year in Marienbad, dall'adorabile singolo Dancing shoes alla conclusiva trascinante I love you Annie, ovunque si respira un'aria leggera e festaiola, esaltata anche dalle liriche originali e onnivore, stracolme di riferimenti tanto alla cultura pop quanto a quella libresca. A far scendere i piedi dai tavoli ci pensano poi le acustiche e delicatissime Elizabeth by the piano e Dungeons and dragons e la malinconica ballata per voce e pianoforte A wedding in june (elegante duetto con Andreas Mattsson), giusto il tempo di tirare il fiato prima di afferrare il primo cocktail colorato e ricominciare le danze.
Dancing shoes
3 commenti:
Ciao, complimenti per il blog che è davvero fantastico. Fai un ottimo lavoro quindi tutto quello che posso dirti è continua così.
Che ne dici di spendere un paio di righe sui Broder Daniel?
Io li adoro alla follia e vorrei sentire anche il parere dell' "esperto", visto che di loro ahimè si parla pochissimo..
Saluti
Ciao e grazie infinite per i complimenti!
Hai ragione: i Broder Daniel meriterebbero una monografia a parte. "Forever" è un disco epocale, uno dei miei album scandinavi preferiti. Bello anche "Cruel town", anche se forse non c'è la forza dirompente dei primi Boder, quelli con Hakan Hellstrom nel gruppo per intenderci.
Personalmente li ho scoperti con il film Fucking Amal, in cui c'erano - mi pare - due o tre pezzi nella colonna sonora.
Magari un giorno o l'altro mi metto a scrivere qualcosa su di loro, se ne trovo il tempo.
Ciao e grzie ancora!!!
Adoro Fucking Åmål e, ironia della sorte, anch'io li ho scoperti con quel film ("Underground" in sottofondo quando le due escono dal bagno della scuola mano nella mano e tornano a casa è STORICA).
Mi fa piacere scoprire che anche a te piacciono, e che dire.. skål!
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