
Non c'è dubbio che Miss Li rappresenti un caso del tutto particolare nella scena pop scandinava. Innanzitutto per la straordinaria prolificità: album di debutto (Late Night Heartbroken Blues) uscito alla fine del 2006, secondo e terzo a distanza di pochi mesi dall'esordio (God Put A Rainbow In The Sky e Songs Of A Ragdoll i titoli), già un best pubblicato l'anno passato e pieno di inediti, giusto a ribadire che la ragazza non ha il blocco dello scrittore, anzi... E poi per lo stile personalissimo della sua musica: volutamente stravagante e onnivora, non distante da cantautrici americane come Regina Spektor, Martha Wainwright e Tori Amos, e al contempo orientata verso ben altre direzioni: il folk balcanico, il cabaret di Kurt Weill, il teatro musicale inglese d'inizio secolo. Senza contare poi l'attitudine verbosa, (auto)ironica, bizzarra, torrenziale delle liriche della signorina Linda Carlsson, gioiosamente ossessionata dai rapporti sentimentali fra uomini e donne tanto da riempire tre album - quattro da ora - di versi che parlano senza peli sulla lingua d'amore, o di sesso, o delle due cose insieme.
Non c'è un'evoluzione apprezzabile nei primi tre album di Miss Li, che sembrano infatti una trilogia piuttosto compatta, in cui Linda costruisce le sue piccole storie quotidiane attorno all'accoppiata piano-voce, prendendo a prestito stilemi diversi a seconda dell'esigenza: blues, jazz, rock, soul, folk o operetta popolare, in una alternanza sorprendente e assolutamente inarrestabile.
Dancing The Whole Way Home, quarto lavoro di Miss Li, seguito ad un anno di concerti in giro per il mondo (la Nostra è una che dal vivo deve farsi notare per forza, grazie alle sue doti da teatrante nata, oltre al notevole talento vocale e musicale), riprende il discorso iniziato con l'eclettismo di sempre, temperato però oggi da un'attitudine più rock e diretta, sia nella struttura dei pezzi che negli arrangiamenti.
Insomma, l'intenzione sembra quella di costruire un album accessibile anche a un pubblico più generico e meno "colto" di quello a cui era abituata Linda.
Il singolo I heard of a girl possiede in effetti una "facilità" radiofonica di sicuro effetto, ed anche altri episodi del disco (True love stalker, Is this the end, Dancing the whole way home, The boy in the fancy suit) sono inquadrabili in un universo pop - nutrito di cantautorato folk, di soul Motown, di girl groups anni '60, musical di Broadway e melodie alla Tin Pan Alley - che è lo stesso in cui si muovono con pari grazia Maia Hirasawa e Marit Bergman.
Poi però ci sono anche le solite piccole amabili bizzarrie a cui ci ha abituato Miss Li, il suo cabaret d'altri tempi, vagamente est-europeo e mischiato ad elementi "occidentali" di tutte le epoche: prendete l'adorabile filastrocca folk di Stupid girl oppure il micidiale carillon di Bourgeois Shangri La, vere centrifughe di stili al servizio di melodie che si incollano immediatamente in testa e che finirete a canticchiare come scemi per tutto il giorno.
Se già conoscete e apprezzate Miss Li, Dancing The Whole Way Home è un disco da non perdere, senz'altro il più completo ed equilibrato della sua fulminante carriera. Se non la conoscete, è un giusto inizio per esplorare il suo recente interessantissimo passato.
1 commenti:
me ne hanno parlato assai bene
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