
Confesso di avere una notevole simpatia nei confronti di Lene Marlin. Forse non è proprio il tipo di artista di cui parliamo di solito (ha un contratto major, è coperta da Mtv e annessi vari, anche se in fondo che importanza ha?), tuttavia ha indubbiamente una carriera - ormai decennale - che merita rispetto e attenzione.
Insomma, credo che ve la ricordiate tutti, la ragazzina norvegese che nel '99 o giù di lì piazzò il suo album d'esordio nelle classifiche di tutta Europa. Aveva diciotto anni, all'epoca, e quando il successo ti travolge in un modo simile non è certo facile gestirlo. Lene ha fatto la cosa giusta: ha aspettato che il pubblico distratto si dimenticasse di lei, è cresciuta (in tutti i sensi) e si è ripresentata dopo cinque anni con un album (Another Day) che ho riascoltato poco fa e che mi suona ancora oggi di una grande spontaneità e freschezza. Il grande successo ovviamente non si è ripresentato, e così è stato anche per l'album successivo, più patinato ma molto meno incisivo.
Oggi, a ventotto anni, Lene pubblica il suo quarto album, e lo fa con la sua solita timida gentilezza, da singer/songwriter matura che può sì vantare una distribuzione internazionale (in Italia soprattutto, mi sembra di capire) ma pare lontana anni luce da ogni pretesa di celebrità.
Twist The Truth raccoglie dieci delle canzoni più delicate ed intime della carriera della Marlin. La quieta malinconia degli album precedenti c'è ancora, ma qui si fa morbido e sereno racconto folk, raffinatissimo nell'uso accurato ed essenziale degli strumenti (l'acustica e il violino di Everything's good, ad esempio, oppure i placidi fiati di I'll follow), che si muovono sempre con discrezione attorno alla chitarra acustica. Può darsi che nel complesso ci siano qualche ripetizione e qualche momento meno convincente (soprattutto il tentativo di dare una più complessa ritmicità ad alcuni pezzi, vedi Have i ever told you), ma quando Lene "canta la sua canzone", in economia di mezzi, in punta di plettro, con la sua sensibilità gentile e pensosa (Do you remember, You will cry no more) , dimostra sempre nel modo più efficace il suo talento.
Può non piacere, mi rendo conto, ma portate pazienza, a me è simpatica...
5 commenti:
Io l'adoro... e sono completamente d'accordo con te!!
Davvero una splendida recensione di twist the truth.
Devo farti i miei complimenti, anche se mi tocca rimproverarti di una cosa: non puoi chiamarla "la Marlin" perché Marlin non è il suo cognome, bensì il secondo nome... In realtà il suo cognome è Pedersen.
In ogni caso spero tanto che questo album le porti il successo che tanto si merita.
Hai ragione sul nome, non ci avevo pensato...!
io che conosco lene dal primo album, posso dire che questo è il suo capolavoro... qui sperimenta cose anche un pò diverse dai suoi inizi, in effetti c' è pure un tocco folk... e il fatto di non voler essere celebrità è proprio ciò che la rende grande!
Commento di uno che di solito ascolta Modena City Ramblers, quindi tutt'altro genere di musica!
Grazie per aver dato spazio a Lene... a me piace tutto l'album tranne Learned from mistakes che forse non è il mio genere... comunque sono l'unica a pensare che Playing my game NON sia il suo disco migliore?
a differenza di martina x me learning from mistakes è la migliore del cd. la ascolto in continuazione. mi rilassa e mi porta in un atmosfera particolare.naturalmente ho tt i suoi cd, adoro tt le sue canzoni (anke quelle ke nn sn in nessuno dei 4 cd) e ritengo ke meriti un successo di gran lunga maggiore di quello ke riesce ad ottenere.ma la sua musica è x poki, ma questi poki al suo ascolto rimangono estasiati!!! spero ke mi continui a regalare queste emozioni x ancora tanto tempo...
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